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album Forlìverpool - Tao

recensione Tao Forlìverpool

GraceOrange / Venus Dischi 2005 - Rock, Pop

RECENSIONE
13/04/2005 di Christian Amadeo

Tao suona chitarra elettrica, acustica 6 e 12 corde, basso, batteria, tamburello e armonica a bocca. Canta e fa i cori. Produce il suo disco d’esordio dove infila ben tredici brani più un videoclip. Ha già un fan-club rodato da tempo. Non male per un giovanotto alla prima prova discografica, intitolata “Forlìverpool”. Un disco che, come il soprannome scelto dal personaggio in questione, unisce gli opposti: c’è il gioco di parole nel titolo tra “Forlì” e “Liverpool”, due città completamente diverse, collegate da Tao in un brindisi, il medesimo che fanno i personaggi in copertina. La cittadina romagnola abbraccia la metropoli inglese, la tradizione melodica italiana viene accolta dalla storia del beat inglese. Che proprio da Liverpool ha sparato la sua cartuccia più importante, i Beatles. Il gruppo, cioè, che ha ispirato Tao, nel profondo. E si sente.

L’influenza è tanta, spesso ingombrante. Così come si sente la vicinanza di U2, Ligabue e Daniele Silvestri. Tra rock, beat e pop. Originalità poca, francobollatura ai propri idoli tanta. Il disco affascina ed irrita allo stesso tempo. Irrita il già sentito, lo scimmiottare i propri idoli. Ascoltate “Bello”, per esempio e ditemi se l’artista di Forlì non mira a Bono. Bono Vox, tra l’altro, come “Taovox” è l’indirizzo del suo sito internet. Tao comunque non nasconde le proprie influenze, anzi, riesce pure a commentare la già citata “Bello”, dicendo che avrebbe voluto farla più “alla U2”.

Una maggiore personalità avrebbe invece dato maggiore sapore a questo disco. I Beatles sono il fulcro attorno a quale ruota principalmente il suono e spesso si denota una furba strizzata d’occhio al pop di matrice anglosassone che va tanto negli ultimi anni in Italia, quello che parte dai Lunapop per giungere all’ultima scoperta Sugarfree. La musica ed i testi trovano musa ispiratrice nel passato, compreso l’utilizzo di strumenti d’epoca quali hammond, sitar, mellotron. Le liriche richiamano il mondo solare e vellutato degli anni Sessanta, fatto di amore e sogni. Parole semplici ed immediate, anche troppo, ma che ben si incastrano nel discorso generale della proposta Tao. Il lato “affascinante” sta proprio in questa semplicità, nell’offrire un nido sicuro nel quale crogiolarsi in atmosfere rassicuranti. Un disco, insomma, per chi vuole rivivere certe emozioni, senza scomodarsi troppo per cercarne di nuove.

Tracklist

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