06/02/2018

"Ho ritagliato il mio spazio vitale e ho fatto una cornice da non attraversare"

Queste le parole che vengono intonate all'inizio del ritornello di "Per nuovi pescatori", traccia d'apertura di "Volevo fare bene", secondo lavoro discografico della band fiorentina La Notte. La frase è piuttosto emblematica in quanto rappresenta il punto più distante da quelle che sono le intenzioni del disco. In questo secondo progetto, infatti, i ragazzi de La Notte aprono le porte del loro spazio vitale e della loro anima, mettendo in mostra il loro lato più intimo, quello fatto di emozioni, pensieri e sensazioni. Rispetto all'esordio questa volta siamo davanti a un disco decisamente introverso, nel quale alla critica verso la società contemporanea (tema dominante del loro primo lavoro) viene preferita una più profonda analisi interiore. Di pari passo con le tematiche, pure i toni musicali diventano più pacati. Il rock-grunge dell'esordio, seppur non del tutto abbandonato ("Muscoli", "Sotto Assedio"), lascia spazio a sonorità indie-pop/cantautorali nelle quali la chitarra acustica fa da padrona.

Il disco si apre quindi con il synth e la chitarra di "Per nuovi pescatori", brano innegabilmente convincente che si erge a portavoce della maturazione artistica della band, mettendo in mostra ottimi arrangiamenti e una scrittura pulita e mai scontata. Proseguendo, dopo l'andante delicato (ma deciso) di "Temporale estivo", viene dato sempre più spazio alla componente ritmica che entra a gamba tesa in "Muscoli", il brano più rumoroso ed energico di "Volevo fare bene". In "Muscoli" riemerge infatti quel lato rock al quale la band ci aveva abituato attribuendo nuova carica all'intero discorso musicale. Segue poi la title track, "Volevo fare bene", forse la canzone più convincente dell'intero disco e quella che segna con maggior decisione il cambio di rotta dei La Notte verso quegli orizzonti dalle sfumature pop fatte di ritornelli e melodie orecchiabili. L'album procede tenendo fede a queste nuove sonorità, lasciando però spazio ad alcune sperimentazioni come quella fatta in "La battaglia dei giorni miei", brano in cui si assiste ad una commistione tra elettro-pop e rock. Il disco, quasi a rimarcare ancora una volta il cambiamento di stile, si conclude con un brano acustico, "Buddha bar", nel quale fanno comparsa ritmi tribali, misteriosi ed affascinanti, dettati dalle percussioni. 

I ragazzi de La Notte ritornano quindi sotto una veste nuova ma più efficace, che racconta come si possa avere ancora uno spirito rock espresso tramite scelte musicali contemporanee e di gusto. Buona la seconda.

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