10/04/2018

Abbiamo davvero perso tutta la nostra umanità? Il male ha trionfato? A giudicare dal concept di questo più che mai disilluso esordio, parrebbe di sì: “purtroppo niente è ok”, scrivono Lorenzo, Chiara e Niccolò aka Me, the other and.Noi non siamo più umani. Io, noi, credevamo che ce l’avremmo fatta, che avremmo reso un posto migliore il pianeta prendendoci cura del nostro futuro, della natura, degli animali e dei diritti umani. Ma nel 2017 ci sono ancora senzatetto in giro per le strade. Abbiamo la tecnologia ma non ci ricordiamo perché abbiamo iniziato a studiarla. Metà del pianeta ammazza ancora in nome dei soldi. L’altra metà in nome di Dio. I più intelligenti hanno smesso di fottersene, ci avevano provato ma non è cambiato nulla. Possono essere artisti o no, non importa, sono solo qualcuno che una volta, tu non sai quando, ci ha provato, fallendo”.

Eppure, ascoltando questi undici pezzi di elettropop oscuro ma anche sognante – e molto in debito con gli xx -, sembra che un filo di speranza a cui aggrapparsi esista ancora. Perché se non ci fosse speranza non esisterebbe più il romanticismo di certe melodie come quelle di “Jazz” o “Paperstream”, non ti salirebbe quell'istinto danzereccio su “Les Invalides de la belle epoque”, e in fin dei conti se morisse la speranza non ci sarebbe nemmeno più il malumore che permea gli episodi più dark, come lo spettrale “Intro” o l'apocalittico “Interlude”, se non ci fosse più speranza che senso avrebbe continuare a suonare, cantare e raccontare storie? Continuare a camminare e farlo a passo di soul (“Keep walking”) se l'anima non ce l'abbiamo più? Allora forse possiamo ancora rialzarci dal fallimento, trovare un po' di umanità fra le macerie e ripartire da lì. Anche solo da una canzone.

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