30/03/2018

Quando ti prendi sei anni di tempo per partorire un nuovo disco significa – almeno in teoria – che avevi un bel po’ di cose nuove da raccontare e una bella carica di musica da detonare. Almeno così è per i Devocka, i quali, praticamente scomparsi dopo la pubblicazione de “La morte del sole” nel 2012 (raccolta auto-celebrativa a parte datata 2013), tornano sulle scene con 11 brani nuovi di zecca dall’elevato peso specifico.
E infatti non si può certo dire che tutto questo tempo non abbia giovato a Igor Tosi e sodali considerato che “Meccanismi e desideri semplici” non solo denota una varietà stilistica piuttosto inusuale per la band estense ma riesce a sfoderare anche una provvidenziale ricercatezza nelle rifiniture, soprattutto per merito dei sintetizzatori e delle drum machine che vanno a vitaminizzare quelle ormai collaudate partiture noise rock da sempre affezionate a Massimo Volume, Marlene Kuntz e Teatro Degli Orrori.

Ma inoffensivo derivativismo a parte, tutto risulta al posto giusto nel momento giusto: dal post punk scaleno di “Maledetto” alla new wave turbolenta di “Questa distinzione” e “L’apice del masochismo” – egregiamente sostenute da violacee chitarre atmosferiche – dalle visioni céliniane in odor di Consorzio di “Lezioni a memoria” al post-hardcore “autoanalitico” di “Nel vortice” (“Non credo più a ciò che vedo / Non credo più a ciò che credevo di sapere”), dalle ipnotiche nervature acustiche di “Un bacio cieco ed interminabile” ai saliscendi scarnificanti de “L’imbecille”, degnissima conclusione di un lavoro che sonorizza al meglio i tormenti umorali, esistenziali e relazionali alimentati da questa società annichilente (“Essere l'uno o l'altro in mezzo alle schiere / In mezzo al vuoto assoluto/ Cosa importa?”); come peraltro sta efficacemente a simboleggiare la splendida copertina in b/n di Fabio Selvatici.

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