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album Profondo nord Bergamaschi Paolo e i suoi Suonatori

recensione Bergamaschi Paolo e i suoi Suonatori Profondo nord

1999 - Folk, Country, Acustico

RECENSIONE
09/02/2000 di Luca Birattari

La tentazione iniziale era sicuramente quella di cestinare questo lavoro dopo il primo ascolto e potere quindi dedicare il mio tempo a cose più utili ed interessanti, ma la curiosità che cova dentro di me mi ha portato ad esaminare profondamente questo caso sociale unico e raro.

A noi di Rockit non piace parlare di politica, anche se apprezziamo i testi con tematiche sociali, preferendo giudicare i cd solo per la loro qualità musicale, ma in questo caso vale la pena fermarsi e riflettere. Si sente spesso parlare di perdita di ideali all'interno della società, ma viva la semplicità e l'ignoranza silenziosa se l'alternativa deve essere la confusione mentale, meglio tacere piuttosto che dire tutto in modo equivoco e senza un minimo di coerenza!! Le ipotesi sono due: o il mondo sta impazzendo ed io, per cercare di farmene una ragione, mi faccio trascinare in questa spirale negativa, o siamo di fronte ad un autore che per fotografare la realtà (come dice lui!!) si immedesima talmente da non far capire cosa gli frulla nella testa, sembrando talvolta razzista, spesso leghista e a volte comunista (???). Non sto scherzando!! In questi testi c'è una confusione terribile e preferisco fermarmi qui senza riportare degli esempi che sarebbero troppo imbarazzanti.

Passiamo all'aspetto musicale e tecnico dimenticandoci tutto il resto. Quando i testi vogliono avere un contenuto sociale, e questa è l'intenzione dichiarata dall'autore, l'utilizzo della rima baciata a mo' di filastrocca mi sembra abbastanza fuori luogo, e ricercarla a tutti i costi anche a discapito della coerenza mi fa sorridere ricordando quando questo giochino linguistico lo applicavo anch'io alle elementari per la gioia della maestra; ripeto alle ELEMENTARI!! La voce è tediosa e inadatta al genere, e pare anche ben predisposta alla stonatura. La musica infine è veramente banale e stancante, se l'intenzione era di accostarsi ad un genere dylaniano mi viene la pelle d'oca a pensare quanto siamo lontani dalla precisione metrica e dalla simbiosi note-parole del grande menestrello made in USA. E se con la frase "questa terra è la mia terra…" si voleva anche solo per sbaglio citare "this land is your land, this land is my land…" dell'immenso Woody Guthrie, allora lo scempio è totale ed è come aver profanato la sua tomba.

Tracklist

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