26/04/2018

A distanza di tre anni dall'uscita del loro ep "Enough" i torinesi Low Standards, High Five presentano il loro primo full-lenght intitolato "Are We Doing The Best We Can": finalmente un lavoro più completo che riesce a restituire pienamente quello che è stato il percorso finora intrapreso da questa band davvero promettente. Il disco convince già dalla copertina, ma quel che conta è ovviamente il contenuto che riprende in maniera più matura quanto di buono è già stato ascoltato nei precedenti lavori.

L'impronta forte dell'emo made in Usa è ampiamente confermata, basti ascoltare le prime note di "Bite Me"; la linea vocale del singolo "Silent Decor" si miscela perfettamente con distorsioni più fedeli all'indie rock contemporaneo con vaghi e piacevoli richiami alle aperture sonore tipiche di fine anni novanta. L'intensità e le melodie trascinanti di "The Twist" ritagliano spazi ancora più malinconici accompagnati da lievi sfumature di post rock, prima di tornare alle sonorità più classiche di "Remember Me", probabilmente il pezzo più emo del disco. Non tradisca il cambio di rotta di "Just Like Silence", che è quasi una parentesi pop all'interno del lotto, perchè la successiva "Slow Dancers In A Rush Hour" è un piccolo capolavoro di atmosfere, una fotografia musicale in bianco e nero, un'apocalisse lo-fi con un climax di suoni e distorsioni che lasciano spazio al cantato solamente nella seconda parte del brano. "Crazy Boy" è un altro pezzo che convince pienamente, che rimarca quella che è la nuova direzione sonora e stilistica della band, forse quella quasi definitiva. La chiusura è affidata al brano più lungo, "Distance by Connection", un pezzo dall'incedere lento ma emotivamente profondissimo, in grado di riassumere in un colpo solo tutta la cifra stilistico-musicale della band piemontese.

I LSHF riescono a ripetersi e a confermarsi come una delle band più interessanti di un genere musicale che spesso nel nostro panorama musicale risulta sottovalutato e ai limiti dello stereotipo. 

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