12/09/2018

Un album che respira generi diversi, dal rock al progressive, esplorando anfratti psichedelici con lo spirito da pioniere new wave: “Vivi per miracolo” è un concentrato di energia e ricordi, dieci tracce che percorrono a ritroso decenni nel tentativo di inventare qualcosa di nuovo, e il risultato non è dei più convincenti. Se le sperimentazioni sonore sono validi approcci che restano comunque distanti da un concetto di contemporaneità tout court, la voce rende complesso l’ascolto di ogni brano: il falsetto, elemento che può impreziosire una frase, sottolineare un esplosione emotiva o un battito più accelerato, qui diventa onnipresente occasione di virtuosismi del tutto superflui, e alla lunga stancanti.

Se il lavoro in studio di Alberto Ferrari dei Verdena, con suo fratello Luca come assistente, poteva essere quel qualcosa in più, qui diventa un’arma che si torce contro il lavoro degli Spread, alzando le aspettative su un disco che invece resta fermo nello spazio e nel tempo, quasi che l’asticella dell’obiettivo finale fosse stata posta eccessivamente in alto. Troppi orpelli e ricercatezze, c’è bisogno di tanto labor limae, di ripulire i brani dalla ridondanza e dalla polvere del passato per ottenere il giusto equilibrio tra gusto e modernità, e per scoprire la vera anima degli Spread, qui sepolta da grandi quantità di inutili sovrastrutture.

Commenti (1)

  • Domenico Cirimele 10 giorni fa @doczunno

    Quante volte ha ascoltato l'album la persona che lo ha recensito?
    Personalmente lo trovo un ottimo album. A tratti stupendo.
    Critiche così dure... mah.

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