11/04/2018

Rock determinato e schietto in arrivo da Vicenza: The Blue Giants raggiungono il terzo anno di attività regalandosi il primo long play autoprodotto; nasce così “Flamingo Business”, disco che già dalla copertina lascia intuire concept e spazio d'azione dell'elaborato.
Dieci tracce per quaranta minuti scarsi di musica suonata catalizzando influenze di tre decenni: complice il lavoro in studio del produttore Maurizio “Icio” Baggio, i quattro artisti veneti smistano sonorità ruvide riconducibili tanto alla psichedelia quanto allo stoner passando per un punk moderno e coinvolgente; unico comune denominatore il cantato in inglese, che ha il compito di dare un senso alla follia di questo calderone. Il risultato è convincente e ben amalgamato alla miscela di strumenti utilizzati in ogni episodio, pochi ma chiamati in causa con giusta cognizione.
Un disco orientato oltre i confini: episodi come “She is fire” e “Dead man can dance” ricordano concretamente i Jet, e permettono ai fenicotteri umanizzati di prendere il volo.

Se l'opera prima aveva lasciato evincere segnali positivi, alla prova della maturità The Blue Giants archivia un buon disco che deve raggiungere ascoltatori e adetti ai lavori; col passare del tempo il cerchio delle influenze musicali, al momento molto esteso, verrà ottimizzato dal superfluo e la band riuscirà a creare un'impronta personale.

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