Disco del giorno
album Murmure - Carlot-ta
17/05/2018

Galeotto fu il festival “A night like this” di Chiaverano, non lontano da Torino. Era il 2015 e Carlotta Sillano, meglio conosciuta con il moniker Carlot-ta, scoprì, su invito degli organizzatori della rassegna, le potenzialità dell’organo a canna. Un amore al primo tocco: lei, pianista senza se e senza ma, rimase affascinata da quello strumento così ingombrante. E non solo in senso fisico. Uno strumento, peraltro, non usuale nelle sconfinate lande della musica pop, fra le cui pieghe, epopea del prog a parte, non ha mai, o quasi, recitato la parte del protagonista assoluto. Le eccezioni? Potremmo citare “M. Elle le Gladiator”, ostica pagina sperimentale scritta da Franco Battiato nel 1975 o, per tornare ai giorni nostri, le ombre nere di “Dead magic”, della svedese Anna Von Hausswolff. Due album al cui interno l’organo a canna detta legge.

Ora è il turno di “Murmure”, registrato tra Chiaverano, Vercelli, Svezia e Danimarca, prodotto da Paul Evans (già al lavoro a fianco di Damon Alban, Bjork, Coco Rosie, Sigur Ros…) e assemblato dal talento di Carlot-ta. Che scrive e interpreta (con l’eccezione del testo di “Garden of love”, preso a prestito dall’omonima poesia di William Blake) undici pezzi affascinanti, sospesi tra cupezze (l’attacco di “Virgin of the noise” è quasi apocalittico), carezze pop (“Minstrel”), inevitabili suoni da funzione liturgica (“Churches”, e già…), lentezze legate in modo indissolubile a delicati arpeggi acustici (“Glaciers”), accelerazioni ritmiche (“Samba macabre”) e mood felliniani (“La valse du conifère”).

Non solo organo a canne: gli arrangiamenti dell’album si arricchiscono di un’elettronica che a tratti pesa in modo robusto, e poi di un’arpa, di una viola, della forza delle percussioni. A disegnare una dinamica oscura, maestosa, ma al tempo stesso in grado di sfiorare i territori dream-pop, di attraversare indenne i legami con un certo classicismo (“Conjunctions”). A tratti sembra di ascoltare una Bjork meno concettuale, una Tori Amos barocca, una PJ Harvey ancora più visionaria. Ma è la cifra stilistica di Carlotta Sillano a segnare la differenza, a impreziosire un disco controcorrente, coraggioso, per certi versi radicale, denso di tenebre e di luce. Che non manca di illuminare un disco bellissimo.

Tracklist

00:00
 
00:00

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati