28/05/2018

C’è un padre che insegna al suo primogenito che cos’è la vita e il discorso cade subito su ciò che fa male e sui passi falsi da compiere in attesa di diventare adulti: “Quando ero un bambino volevo solo scappare dagli altri”. Ecco, “La paura” degli Albedo è una storia in quattro capitoli che racconta che cosa vuol dire essere contemporaneamente figli, genitori e di nuovo figli - senza che un grammo di dubbio vada mai via dal cervello, senza che un lampo di esperienza illumini di una luce diversa i giorni a venire. Musicalmente, un mini album più quieto e scuro rispetto ai precedenti. Ci sono i riverberi di “Un settembre qualunque”, puntellati da quel basso che fa su e giù e da quella strofa che è un sussurro sottile e profondo. C’è la canzone che dà il titolo al disco, un pezzo rock che lentamente scivola in una dissolvenza ad alto tasso emotivo. C’è “Questa piccola stanza” che forse è la traccia maggiormente legata a una certa idea di spiritualità terrena in cui i luoghi dicono tutto di chi li vive. E infine c’è “È il tuo compleanno oggi”, con quegli squarci melodici e spaccacuore che gli Albedo sanno bene come costruire: una specie di post rock per cantautori, dunque, che poi è solo un altro modo per dire che è un brano bellissimo.

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