14/03/2019

Quando ho visto chi gestiva la pagina dei Phon! mi è venuto un colpo, K.Board dei K. Board & The Skreens, aka, la seconda recensione scritta dal sottoscritto su questo portale nel lontano 2014, un progetto punk-elettronico austrusissimo. Ricordo ancora i versi di una canzone intitolata “I nuovi barbari” contenuta nel loro primo ep “A trip to the west”: è mantovano come il poeta che ci guida, è mantovano come il poeta che ci guida. Ficata. Con un mio amico provai anche ad andarli a vedere in concerto a Garbagnate Milanese, in un posto che probabilmente non esisteva e, difatti, nemmeno trovammo.

Whatever. A cinque anni di distanza, "The Visa Pearl Hotel", che si apre con un'intro elettronica dai suoni storpiati che lascia presagire ad uno svolgimento alla “Sorprendente album d’esordio de I Cani”, si rivela invece essere un tripudio di riff punk e rock’n’roll suonati appassionatamente male, con sfumature californiane, quasi surfistiche in pezzi come “Into the Wilde”. La sensazione, una band di ragazzini che si sforzano a coverizzare tracce dei Franz Ferdinand e dei Beach Boys in un garage, estremizzandone il ritmo e contaminando le chitarre con il suono distorto dei sintetizzatori quasi per scherzo.

Lo-fi rock'n'roll music. A deadly serious band”. Una band ludica insomma, ma dal risultato travolgente. La continuazione semiseria degli Hormonauts.

Dategli un ascolto.

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