14/04/2019

L'ironia è l'arma più potente dell'eclettico artista romano Marco de Annuntiis. Il suo primo album solista “Jukebox all’Idroscalo” prende il titolo da "Jukebox all’Idrogeno" di Allen Ginsberg - punto di riferimento della beat generation - ma anche dall’Idroscalo di Ostia, il luogo di periferia in cui sono morti Pier Paolo Pasolini e i personaggi del film "Amore tossico" di Claudio Caligari.

Il disco, distribuito in vinile 33 giri, inizia con la cover rock'n'roll in italiano di “Le claqueur de doigts” di Serge Gainsbourg, per proseguire con i brani-manifesto “Come De André” e “Dandy di città”, dove l'ironia la fa da padrona. Poi scorrono una serie di storytelling in musica, scanzonati e profondi al contempo: "Conigli dappertutto", "Blues della Renault", "Borderline" in duetto con Ilenia Volpe... Simpatiche alcune immagini di "Vita privata di Scherlock Holmes" e "Il primo uomo sulla luna", oltre alle rime di "Shavette".

Sotto il punto di vista sonoro le canzoni spaziano dal cantautorato rock al blues, con in primo piano l'organo Farfisa e la erre di de Annuntiis tra le chitarre, il basso e la batteria. L'album, che contiene brani già inseriti in un lavoro pubblicato nel 2014 sotto il nome della band "City Lights", è stato registrato in gran parte in presa diretta con una formazione in quartetto. 

La vera protagonista del disco è l'ironia graffiante, dissacrante, irriverente, ricca di citazionismi. Per i prossimi lavori si potrebbe valutare una svolta musicale, lasciando da parte il concept del complesso Beat anni ’60: la ricerca potrebbe incentrarsi su suoni più contemporanei, con una produzione ad hoc.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati