13/06/2018

Facciamo subito le dovute premesse: Rancore sa rappare e sa scrivere strofe molto bene; questo, tuttavia, non basta perché ne esca fuori un bel disco sotto tutti i suoi aspetti. Quello che preoccupa è che forse ne sia consapevole lui stesso e che quindi per questo metta le mani avanti in Underman, primo brano di questo "Musica per Bambini" e disamina ironica ma lucida della propria situazione artistica: «È musica che non vende, di certo non fa i milioni / Portando rispetto a tutte le donne scrive canzoni / Musica che non parla di soldi e di medaglioni / Per questo quando l'ascolti mi dici "Che due coglioni"»
Da qui in poi, la formula che si ripete è all'incirca sempre la stessa: ogni brano è un densissimo esercizio di stile che ci racconta di questa o quella storia senza, molte volte complice proprio la complessità metrica, lasciarci davvero soddisfatti.
Al netto delle atmosfere che, a voler usare un eufemismo potremmo definire poco leggere, un gran pregio della penna di Rancore è quella di non scendere mai in un certo patetismo (e lo diciamo nonostante il ritornello di "Depressissimo" ripeta letteralmente questa parola per troppe volte di fila) né in un nozionismo spicciolo da sussidiario di quarta elementare: le citazioni sono sempre colte e fatte con un certo stile, valga su tutte "Arlecchino" - brano in cui vengono omaggiati fumetti, opere letterarie e pittoriche, ma per dirci cosa?
Non mancano momenti piuttosto impegnativi di storytelling come la difficilissima "Sangue di Drago", seppur l'impressione principale è che sia nei pezzi un po' più concreti come l'autobiografiche "Skate Park" o "Centro Asociale" che il nostro sia più apprezzabile.
Senza volerci lanciare in paragoni con la precedente fase della carriera del rapper, quella accompagnata da DJ Myke, possiamo però dire che la differenza nel gusto degli arrangiamenti è fondamentale: permette infatti di mettere in prospettiva quanto fosse di uno e quanto dell'altro, nonché di capire quali siano i confini entro quali si muove questo nuovo momento del rapper capitolino.
Su una cosa possiamo però essere tutti d'accordo: la già citata bravura nello scrivere del rap in maniera complessa, stratificata e tutt'altro che banale è concreta e forse un unicum tra i diretti competitor anche per carisma e delivery. Nonostante questo, il messaggio rischia di perdersi nella tecnica, e mancano i brani capaci di colpire davvero dritto al cuore.

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