05/07/2018

È un disco vecchia scuola, ma occhio: nessuno si aspetti di sentire gli Zu spaccatutto e senza pietà del loro repertorio classico. La presenza in questo progetto di David Tibet (Current 93) non può lasciare inalterati certi schemi e certe dinamiche della band. Detto in altri termini: non c’è scontro tra due realtà, semmai una fusione rallentata e totale. Dunque, gli Zu93 - questo il nome scelto, simbolico il giusto per alimentare aspettative e per suggerire soluzioni - agli squarci e agli schiaffoni preferiscono un’inquietudine sottile e profonda, troppo forte per essere urlata e troppo intensa per essere semplicemente cantata.

Questo gruppo inedito - di cui fanno parte anche Stefano Pilia, Luca Tilli, Andrea Serrapiglio, Sara D’Uva - non è poi così lontano da una certa idea di musica in cui l’accademia è uno sfondo e l’emotività una condizione imprescindibile. Lo scenario in sostanza consente a Tibet di muoversi come un maestro e agli Zu di poter stupire di nuovo, come per esempio avevano fatto con lo sperimentale “Jhator”. “Mirror Emperor” è insomma un gran disco. “(The absence of the Mirror Emperor)” è un folk drammatico, a tratti struggente, con la voce che si allunga e si increspa, spargendo chiodi e poesia su una musica leggera e apocalittica al tempo stesso. “Before the Mirror Emperor” spezza il fiato e infrange il cuore con una meraviglia sonora vicina a quella dei Rachel’s. E poi c’è “Awake (Mirror) Emperor”, epilogo bellissimo e sospeso che chiude i giochi con una parola, “awake”, e non si capisce se l’incubo è finito o deve ancora iniziare. Ma in fondo poco importa.

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La recensione Zu - Recensione - Mirror Emperor di Manfredi Lamartina è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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