04/12/2018

Al centro dell’album c’è Giordano Bruno. L’eretico, il frate domenicano che sfidò la chiesa cattolica fino alle estreme conseguenze. Alex Munzone ne ripercorre la vita, o meglio, la sua fase finale. Quella che va dagli ultimi viaggi a Francoforte e Venezia fino al tradimento di Giovanni Francesco Mocenigo, il nobile che lo aveva ospitato nella città del Doge. Seguiranno l’intervento dell’Inquisizione, l’arresto, il processo (parola grossa), la tortura, le fiamme del rogo. Una delle pagine più tristi della storia moderna. Il musicista siciliano non poteva che affrontare l’argomento con una manifesta cupezza, dando vita a un disco oscuro, pieno di tenebre, impietoso.

“Giordano Bruno”, il secondo disco solista di Alex Munzone, è costruito su tre atti, alla stregua di uno spettacolo teatrale. I testi, al di là di qualche libera interpretazione, sono stati messi insieme attingendo dagli scritti, dalle opere e dai materiali d’archivio riguardante il filosofo nolano. Un lavoro di documentazione che ricostruisce, con inevitabile sintesi, uno scontro epocale, quello tra la libertà di pensiero e l’ottusità dell’integralismo di stampo religioso. Il sottofondo ha il suono di una musica spettrale, inquietante, asfittica, claustrofobica, legata alle più ardite sperimentazioni di carattere avanguardistico. Munzone ne diventa guida ricorrendo a una voce volutamente sgraziata, prendendosi l’incarico di armeggiare tutti gli strumenti presenti tra i solchi del cd: dal pianoforte al glockenspiel, passando per il violoncello, il flauto, le campane, i timpani, il violino, il sintetizzatore. Nessuna traccia di sconto: “Giordano Bruno” non è un disco facile, accomodante, e il suo autore non si preoccupa di apparire tale. Alex Munzone spiega che per ascoltare al meglio il suo ultimo lavoro è consigliabile chiudersi in una stanza buia, annullare ogni contatto con l’esterno e, al fine di creare una sia pur minima fonte di luce, accendere un paio di candele. Dovrebbe bastare, almeno per qualche momento, a scacciare i fantasmi dell’intolleranza e a ricordarsi che l’essenza dell’uomo è la ragione.

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