26/05/2005 di Melissa Mattiussi

Un sottile canto, una corsa tra le foglie ansimanti. Il risveglio dal sogno ci proietta verso la vita elettro-rock-acustica del terzo album dei Medusas Spite.

“Morning Doors”, registrato tra Roma, Londra e Liverpool, costituisce una ricerca audio, usata per raccontarci la giornata di un introverso personaggio, imprigionato da loro nel disco.

Si alternano così i suoni semplici e crudi della quotidianità a quelli più sofisticati e trasversali proposti nei brani.

Debolezze, silenzi, solitudine, visioni distorte della realtà e onirismo sono racchiusi in nove canzoni forse un po’ troppo malinconiche per essere ascoltate in estate, o forse perfette in una sera di fine agosto, quando il cucchiaino del caffè sta per cadere a terra e chi ami ti avvicina il suo. Sentite il rumore mentre cade?

Il rancore della Medusa ti ricorda di non scordare il sole, rappreso tra le stoviglie sulla credenza. E le porte del giorno, un giorno lungo il tempo che ha, si aprono all’immaginazione, mentre sui rumori della strada aleggia un pizzico di jazz e il nostro compagno di avventura si lancia nelle danze. Trillo di telefono…hello!

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