17/10/2018

Veronica Marchi, già nota al grande pubblico per la sua partecipazione ad X-Factor 10, torna con il suo ultimo lavoro “Non sono l’unica”, in cui cambia nettamente la direzione a cui ci aveva abituati. Non più semplice cantautorato acustico, adesso la musica si fa più completa e complessa, ma anche più pop. Il cambiamento come tappa necessaria per l’evoluzione domina anche brani come “Non è nelle stelle” e “Non sei più tu”: il primo in cui “cambierà il tuo nome, cambierai la pelle, il tuo destino non è nelle stelle”, ché in fondo l’autodeterminazione dell’individuo è un valore fondamentale; il secondo che è pura metamorfosi: “il tuo corpo non sei più tu, le tue mani non sei più tu”.
Veronica colpisce subito – anche chi non l’ha mai ascoltata prima – per le sue capacità vocali, per la pulizia del suo stile e la cura nel cantare. I suoni si fanno più squisitamente pop, le melodie restano impresse facilmente, dal primo singolo “Capita”, passando per la successiva e secondo singolo di recente uscita, “Cose che danno fastidio”, che aggiunge guizzi elettronici arricchendo le melodie e rendendole più accattivanti, in cui l’ossessiva ripetizione del ritornello resta in testa fino al giorno dopo.
I testi parlano di condivisione, di quotidianità, di vita vissuta: l’idea è che ci si possa sempre identificare nei racconti degli altri e per quanto ognuno abbia la propria storia da raccontare, ci sono elementi che si ripetono e che ognuno può capire e condividere. Da questa idea prende il titolo l’intero album, che è consapevolezza di essere “l’unica”, se stessi e contemporaneamente centomila.

Il disco alla fine risulta abbastanza breve, attraversando momenti più movimentati e altri di maggiore calma e forse proprio quando rallenta perde un po’ di incisività: parte dalle riuscitissime “Capita” e “Cose che danno fastidio”, passa a “Non è nelle stelle” e “Non sei più tu”, che richiedono maggiore attenzione, arrivando ad una lentissima “Che io ti amavo”, che si fa fatica a seguire. Poi riprende il giusto passo e il giusto ritmo con “Tu ci vuoi vivere con me” e raggiunge un picco altissimo con la conclusiva “La musica fa male”, che nonostante il titolo è un atto d’amore per la musica come espressione di se stessi, riuscitissimo e bellissimo:
“Ma dimmi tu ce l’hai il coraggio
Di cantare quando tutto è confusione?
La musica è una foglia
Che gira su se stessa
E non ti dà risposte
Che quelle che hai già in testa”
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Tracklist

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