14/04/2019

“Gallardo” è l’esordio discografico sulla lunga distanza dei Moruga, band bergamasca che dopo le prime esperienze live si è dedicata ad un attento lavoro in studio. La ricerca sonora e l’attenzione in fase di registrazione si sentono forti e il risultato è un disco che ha ben chiara la propria direzione, ma non disdegna deviazioni, arricchendosi di generi diversi.
La spina dorsale che sorregge tutti i brani è fatta di chitarre elettriche, di puro rock martellante, a cui si aggiunge una parte armonica più vicina al funk, con momenti di post-rock e psichedelia.
“Hey!” parte subito forte e suona come una sveglia nelle orecchie: su una base funk e spinte di energia, è l’idea che niente cambia finché qualcuno non si alza e non s’incazza; “Sound of the fall” ricorda i System of a Down, è graffiante e rumorosa, senza tralasciare le parti armoniche; in “Burning man”, invece, il funk è più ingombrante e la avvicina ai Red Hot Chili Peppers degli inizi; “Roboduck” è onirica e psichedelica, oscilla tra funk e post-rock, l’intermezzo di basso è puro abbandono al delirio, per poi riprende a martellare di brutto; “4 minutes of hate” sembra una rage room dove sfogare la rabbia con tutte le proprie energie. Un caso a parte è “Sweet sound stereo”, che si discosta da tutte le altre, è lenta e sognante, dominata dalla voce che rimbomba come se stesse urlando in una stanza vuota.

“Gallardo” è quindi sperimentazione e mescolamento di generi: il funk sfocia nell’hard rock, il metal si arricchisce di groove, per un disco dal sapore internazionale, suonato e curato, che dà sfogo alle energie, riempiendo di adrenalina anche chi ascolta.

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