14/12/2018

In questo preciso momento storico non è facile stupire o farsi ricordare. I Segreti nascono a Parma una manciata di anni fa e il loro album d’esordio “Qualunque cosa sia” ha visto da poco la luce, riuscendo a far breccia nel mio cuore ormai stanco e reso un po’ arido dalle tante uscite di questa fine 2018. Angelo Zanoletti, Emanuele Santona e Filippo Arganini sono stati capaci di attirare l’attenzione di pubblico e critica con brani che possono essere considerati, per una band che ha appena debuttato, delle piccole vere hit. Inoltre una solida e sana gavetta live si avverte nella pressoché totale mancanza di errori palesi nelle scelte di testi e arrangiamenti di questo disco. Qualcuno infatti potrebbe averli già sentiti dal vivo in apertura a Selton, L’Officina della Camomilla o Giorgio Poi.

La prima track “Torno a casa” contiene subito tutti i probabili ascolti dei componenti della band, inevitabilmente influenzati da un’elettronica pop che sa un po’, a volte in modo fin troppo evidente, di certe cose d’oltreoceano di una decina di anni fa. Tanto per fare un esempio il pezzo “Vorrei solo”, nonostante possa correre il rischio di scadere nel già sentito, resiste, così come “Un po’ chiamiamola felicità” che svela anche certi ascolti italiani, forse, degli anni ’70 e ’80. “Sofia” è invece il brano meno sincero, quello costruito a tavolino, che sembra perdere il giusto scopo, concentrandosi in modo eccessivo sul pubblico: per quanto mi riguarda il pezzo meno riuscito e che si poteva senza alcun problema evitare. La seconda parte del disco per fortuna ritorna però al mood precedente, e la conferma di un valore ricompare in track come “Come un cane” e “Qualunque cosa sia”. Ma è ne “L’estate sopra di noi” e in “Bologna”, quasi un epilogo, in cui si può trovare tutto il meglio di questo disco, che rivela una band di cui potremo, di sicuro, sentir ancora parlare in futuro.

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