01/05/2019

Di “Vol. 1” di Progetto Disagio c’è da apprezzare l’estrema abnegazione di quest’ultimo alla causa, che lo porta a volersi occupare in prima persona di tutti gli aspetti del disco, dalla scrittura alla produzione –con l’unica eccezione del progetto grafico. Insomma, questa roba è fatta col cuore e con la dedizione più assoluti, e va riconosciuto.

Purtroppo però questi due elementi possono non essere sufficienti a rendere un disco valevole di essere ascoltato, e questo è il caso. Se di scrittura ed esecuzione è normale che si occupi l’artista stesso, per questioni più tecniche come mixaggio e produzione sarebbe opportuno rivolgersi a figure dotate delle capacità necessarie, anche a costo di “contaminare” la propria opera. Il fai-da-te, come si diceva sopra, potrà anche dimostrare la passione che un artista riversa nella sua opera, ma se eseguito senza le competenze specifiche -e Progetto Disagio non sembra averle- finisce per affossare totalmente un disco, soprattutto se la base di partenza non è eccelsa.

Già, perché i problemi del disco non sono legati solamente all’aspetto tecnico. Testi e musica sembrano quelli di un qualsiasi progetto indie –con ammiccamenti più o meno involontari allo Stato Sociale, vedi “Nonostante”- di otto anni fa, solo un po’ più sui generis e, considerato che siamo nel 2019, fuori tempo massimo. Forse se questi pezzi fossero stati proposti nel 2010, con una dose rilevante di cura e produzione in più, avrebbero anche potuto attirare l’attenzione di quella parte di pubblico non troppo smaliziata ed esigente. Ormai però è troppo tardi.

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