31/05/2005 di Jack Nessuno

Nuovo lavoro per i milanesi Xilema, i quali, dopo numerose vicissitudini (cambi di etichetta, di formazione, voci di scioglimento…), danno un seguito al loro disco d’esordio del 2001 (“Lapix” prodotto dallo storico Franz Di Cioccio). Si tratta di dieci canzoni di facile ascolto che si allontano dai suoni ai quali ci avevano abituati in passato. Del resto già la copertina segnala un’adesione alle modalità di un pop accattivante e orecchiabile che possa far capolino anche nelle classifiche di vendita. Le contaminazioni, se di contaminazioni si può parlare, provengono da un ambito elettronico: la voce del cantante è spesso effettata, i ritmi fanno l’occhiolino alle sale da ballo, le chitarre si presentano spesso filtrate per smussare le asprezze più dure in direzione atmosferica.

Nella sostanza rimane la netta impressione che, come spesso accade, la rincorsa del grande pubblico abbia frustrato ogni velleità sperimentale. Il singolo “30 Gennaio” è sicuramente l’esempio migliore di come il gruppo abbia scelto di imboccare il sentiero tracciato da Subsonica o Delta V. Questo brano rimane pur sempre un accettabile esempio di musica leggera, nel quale le linee melodiche riescono ad essere perlomeno accattivanti. In altri momenti, invece, prevale la sensazione di una certa mancanza di idee, ad esempio nel brano “In viaggio” in cui sono in evidenza riferimenti all’hip-hop piuttosto banali. Oppure in “Petit”, un lento che definirei ‘sanremese’ e che viene addirittura riproposto in forma di remix pochi minuti dopo (“PetitOne”). E’ solo nel finale che fanno capolino sonorità un po’ più pregnanti, soprattutto nello strumentale elettronico “Tzunami” e nel conclusivo “Ottico simbiotico”, con inflessioni EBM. Nel complesso, tuttavia, "Eat pop" è un disco che raramente riesce a trovare la brillantezza sufficiente per lasciare un segno sull’ascoltatore.

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