14/04/2019

La “Zona d’Ombra” cui fa riferimento il titolo del nuovo ep degli Skraps è probabilmente quella dei lati oscuri sui quali i “potenti” non vogliono far luce per difendere i propri interessi, costringendo gli individui a vivere senza occhiali protettivi in un accecante panorama di luminosità artificiale, facendoli abbagliare dai batteri infetti più contagiosi della società. Così fanno lacrimare gli occhi e impediscono una chiara visuale, contagiando i più indifesi attraverso l’omologazione da social network, il qualunquismo imperante, i luoghi comuni elevati a verità assolute anche in mancanza di prove, che rendono infine la massa più mansueta. “Ma la verità è nascosta in una zona d’ombra”, recita la title-track, e l’unico modo per trovarla è sconfiggendo la falsità attraverso l’informazione e la consapevolezza e non fidandosi ciecamente di chi “parla di pace ma costruisce bombe”.

Questo ep di cinque brani è insomma un altro sovversivo capitolo nella discografia della storica band sicula, che combatte una nuova rivolta sociale tramite le chitarre ruggenti, i ritmi punk e una voce energica contro cui tutti questi virus infetti non hanno più scampo.

Gli Skraps ci ricordano che esistono degli antidoti per risvegliarci dallo stato di automi innocui in cui siamo stati catapultati, e che grazie ad una sana ribellione si può ancora vincere la battaglia contro l’ipocrisia.

Non ci prenderanno mai”, canta la band siciliana in “Due Vampiri”, anche perché la musica rende immuni e arma gli Skraps con proiettili di rock incendiario e melodie “luminose”, per accendere una luce nell’oscurità. I problemi non si risolvono lamentandosi su facebook bensì informandosi, “facendo luce” e passando ai fatti: “tu ti lamenti ma che ti lamenti, pigghia lu vastuni e tira fora li denti” cantano nella bella cover di “Malarazza”, perfettamente inserita nel discorso e ciliegina su una torta esplosiva che conferma una band che “non si adeguerà mai alle regole” (come dichiara in “Fottitene”) ma che sa scriverne di proprie per dare più di uno scossone.

Rivoluzione o no, come minimo ci abbiamo guadagnato del buon punk rock.

 

Tracklist

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