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album Ah! - Bisca

Bisca

Ah!

Rai Trade / Edel 2005 - Funk, Alternativo

RECENSIONE
04/06/2005

Ah! Come quando (ri) scopri un gruppo che mai avevi seguito costantemente. Ah! Come quando l’ultimo disco di quel gruppo – per la cronaca, i Bisca – ti colpisce a fondo perché è un prodotto (e un progetto) che non ti aspettavi proprio. “Ah!”, appunto, come il nuovo lavoro del bizzarro e prolifico (qualcosa come quattordici dischi) duo partenopeo Sergio ‘Serio’ Maglietta-Elio ‘100 gr’ Manzo. Che se gira già per le bancarelle di Napoli un motivo ci sarà pure. E infatti c’è: il disco incarna davvero un samaritano tentativo di lotta alla banalità (lirica e melodica), pur stazionando in un ambito di marcata godibilità sonora.

E’ tante cose curiose, “Ah!”. E’ un hip-hop, anzitutto, come può avere senso l’hip-hop in Italia: personalizzato e spietato, lontano dalla presunta scena di genere più inutile e vuota che altro. E tendente ad un pesante – e costruttivo - compromesso creativo con la forma canzone pop. Ma è anche molto altro: funk, reggae, elettronica quanto basta. E – giustamente – è Napoli. Con tutto quel che tale genetica appartenenza comporta (a livello di suoni, idee, sapori). Ogni capitolo scrive una breve ed intensa storia a sé, sebbene poi alla fine un senso compiuto dal marasma della track-list lo tiri fuori.

Da “Facce” – ospite lo spigoloso capoccione Caparezza -, candidato ad essere investito del titolo di “tormentone-estate 2005” dal golfo di Napoli in giù (su, invece, avranno dj Francesco, Antonacci o che so io), a “C’è un mondo che…” con Pietro Decristofaro. Dove i Bisca dipingono un’Italia che qualcuno non vuol vedere, o vuole truccare avidamente in un’inaccettabile opera di maquillage socio-politico. E sulla stessa linea sta anche l’altro duetto, quello con la voce pluri-virtuosa di Piero Pelù, in “Sono come tu mi vedi” – sebbene traslato ad un registro più intimista - oppure la ballata messianica “Devi vivere”. Ma in realtà è una linea, questa, che i Bisca tengono per tutto il disco, forti di una lucidità compositiva davvero stimabile: dire, far riflettere, far pensare, discutere (pur senza schierarsi semplicisticamente) mantenendo un’attitudine proto-world music, conseguentemente vivace e frizzante. Ecco che in un contesto del genere la strictly-partenopean “N’ata cosa” o la pseudo-caraibica dal beat potente “Lui batte le mani” ci stanno come il cacio dove si mette sempre. Ed anzi completano l’opera fornendo appunto la cifra definitiva del lavoro: un disco hip-pop che pesca senza inutili timori un po’ dappertutto. Però: pesca bene, con gusto e senso critico. Monta bene, “dice” bene. E poi, su un punto non si discute: se un disco trasmette allegria, diverte senza dover rincitrullire ed ottundere chi lo ascolta, merita apprezzamento a prescindere. Con “Ah!”, appunto, siamo anche in questa categoria. Perché salti e pensi. Quello che ti rimane – che poi, forse, è anche la caratteristica di ogni cantato in napoletano, cadenza o dialetto che sia – è un senso di smisurata adrenalinicità accompagnata e segnata, però, da quella melancolia profonda che salta fuori solo quando si ragiona - o si tenta di farlo - seriamente su quel che ci circonda. E se ne prende atto. Senza voler cambiare il mondo, ma cercando “solo” di interpretarlo. Perché l’interpretazione è tutto. E i Bisca ne forniscono una, di interpretazione: colorata, irriverente, magari impulsiva. Però genuina. E ottimamente confezionata.

Tracklist

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