14/05/2019

“In vita” è uno di quegli album che potremmo, magari azzardando un po’, definire “per tutti”. A meno che non abbiate in forte antipatia il pianoforte o la musica strumentale melodica, è difficile che non riusciate a farvi trascinare almeno un po’, almeno per un momento, dai crescendo, dagli arpeggi e dalle melodie sognanti e malinconiche, dalle atmosfere emotive disegnate dal pianoforte di Alessio Pizzotti. Lui, classe ‘86, diplomato al conservatorio e già un carnet di collaborazioni di un certo peso, non è certo il primo, anche in tempi relativamente recenti, a cercare una via pop e easy-listening alla musica strumentale con strumenti classici; rispetto a progetti che hanno seguito una visione pop della musica classica, le composizioni di Pizzotti paiono più ispirate ad un certo tipo colonne sonore o alla musica contemporanea a là Ludovico Einaudi, con un approccio più dichiaratamente pop e qualche inflessione jazz (Amore in scatola) garantita dalla sezione ritmica di Nardelli (basso) e Giandon (batteria). Certo, se è difficile non farsi incantare almeno un poco da “In vita”; meno difficile è che alla lunga la formula inizi a stancare; i nove brani di “In vita” sono tutti di buona fattura, ma giocano con un numero limitato di elementi: crescendo ritmici e melodici e conseguenti rallentando, una tavolozza abbastanza ristretta di tonalità, arrangiamenti caratterizzati tutti dalla forte predominanza, naturalmente, del pianoforte e delle sue partiture, tutte emozionanti ma non troppo dissimili l’una dall’altra per arrangiamento e melodie.

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