14/04/2019

Dopo un paio di ep, i The Fence pubblicano “Everyday”, il loro primo lavoro sulla lunga distanza, che segna un passo in avanti nella carriera del gruppo veneto.  

Il progetto resta quello di rivestire il pop con arrangiamenti complessi che coinvolgono ingredienti tratti dalle più varie ispirazioni di passaggio, che in passato hanno coinvolto generi e stili diversi, dal tango alla marcia fino al glam rock, e che questa volta si spingono fino alle rive del funk e del soft rock. Ne deriva un pop rock fatto di lustrini e paillettes cucite su un tessuto di seta nera, in cui le trame oscure e malinconiche della band vengono illuminate solo da fasci di luce fluo a intermittenza, che ne mostra saltuariamente i contorni slavati, come se i brani fossero piccole istantanee scattate negli anni 80.

Gli strumenti sono funzionali alla voce, che ne sfrutta abilmente gli stimoli per spingersi in piroette e salti mortali grazie ad un bel timbro e a velleità che mirano a scalare il pentagramma.

Può sembrare difficile riuscire a tenere insieme le singole parti di un progetto così ambizioso, infatti il rischio di essere troppo prolissi e barocchi sfiora ogni brano, ma i The Fence iniziano a reggere meglio le briglie di questo cavallo imbizzarrito a cui hanno dato vita, cominciando a domare le tante idee e a dar loro una forma (e al cavallo una direzione) sempre più definita.

Si può dire quindi che con “Everyday” i The Fence stanno iniziando ad imboccare un percorso più maturo che può portarli lontano: si potrebbe lasciare un po’ più spazio alla sezione strumentale, bilanciando il cantato e creando originali suite pop rock, che sembrerebbero essere l’aspirazione più alta e quindi la meta che questa band sta seguendo per trovare una propria dimensione.

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