18/01/2019

"A Shapeless Figure" è un album che, come pochi negli ultimi mesi, mette alla prova il recensore di turno. Infatti il disco di Kastazwa (a proposito il nome è proprio bello) non è così semplice da incasellare, non solo per quanto riguarda il genere ma anche per la "latitudine" di provenienza. Ci spieghiamo meglio. Kastazwa (dal francese "Cache ta Joie") riesce nelle dieci canzoni che compongono "A Shapeless Figure" a realizzare una sorta di "mappamondo sonoro" che ci fa viaggiare, senza soluzione di continuità, dall'Aurora Boreale all'Equatore e ancora oltre.

Questa specie di erranza e del genere e della geografia del disco non lo rendono così facile da recensire ma sicuramente ottimale per essere ascoltato, specie quando o fa molto caldo o molto freddo, perchè è con i climi estremi che ben si sposa questo disco dai tratti sì tenui ma anche molto decisi. Non tutti i pezzi sono cesellati a dovere, ad esempio la prima canzone, "The Dreamcatcher" è un inizio un po' debole per invece un album che ha molti punti di forza.

Ma qual è il punto di forza principale di tutto? Beh, quasi con un paradosso, verrebbe da dire tutte le numerose, anzi numerosissime debolezze che a prolungati ascolti saltano fuori. Registrazioni non sempre perfette, qualche canzone meno curata delle altre, come già ricordato, e una vaga sensazione di “qualità amatoriale” (facendo un paragone con il mondo del gaming, di versione alfa, quindi molto precedente all’effettiva uscita del titolo) che aleggia sopra tutto e tutti. Ma, paradossalmente appunto, questo dona un fascino incredibile a questo piccolo/grande disco. A Kastazwa insomma si finisce a volere bene, come un vecchio amico del liceo che si è trasferito a vent'anni in Canada o in Guinea e che, a caso, durante le vacanze di Natale ribecchi nel solito bar di paese e finisci a passarci la serata a raccontarsi storie, scambiarsi aneddoti e, ovviamente, condividere canzoni.

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