22/04/2019

Ci insegnano che la musica è “suono umanamente organizzato” e che anche i “rumori” possono essere “suoni” se inseriti armonicamente in una struttura compositiva “umanamente organizzata”. Così come d’altra parte i suoni stessi possono vestirsi di rumore, come ad un ballo in maschera, attraverso l’utilizzo di distorsioni, effetti e strategie varie. Questa giostra di travestimenti e superamento dei limiti è quella su cui ci fanno salire le canzoni delle Danso Key, capaci di gestire abilmente suoni, rumori, violoncelli distorti, ritmi cangianti, melodie allucinate e testi in lingua inglese e francese per una band italiana di stanza in Germania. Con il loro secondo disco, “Lava”, le Danso Key producono ancora una volta valangate di libera schizofrenia sonora in pillole musicali della durata media di tre minuti, convincendoci totalmente della loro splendida follia e del loro talento.

L’alchimia magnetica tra il rock, il grunge e il noise, disturbata dalla frenesia hardcore/combat punk (ad esempio nel singolo “Concave Convexe” o nella stravolta “Crazy in love” di Beyoncé), finisce in un tritacarne che spara fuori brandelli di un magma sonoro incandescente, come “lava” che zampilla fuori da un vulcano in eruzione. Questi roventi pezzi schizzati via per solidificarsi in nuove forme, sono evidentemente parte di uno stesso corpo (quello della band) ma non sono mai uguali l’uno all’altro, tutti coerenti e differenti, omogenei nell’istinto e negli ideali ma eterogenei negli sviluppi.

Un disco non per tutti, con il quale le Danso Key confermano un talento come pochi.

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