24/01/2019

Non sono un musicista, e quello che so su ciò che ci vuole per creare un album, o più in generale per comporre della musica, lo so esclusivamente per esperienza indiretta. Forse anche da questa mia ignoranza deriva il rispetto che provo per chi decide di mettere in musica un pensiero, un concetto, una storia, e per lo sforzo che fare ciò comporta. Un altro tipo di sforzo, invece, non dovrebbe mai essere presente in musica (tranne in specifici casi limite e, possibilmente, voluti), ed è quello richiesto all’ascoltatore per arrivare alla fine di un disco. Se si verifica, significa che qualcosa non ha funzionato.

Purtroppo questo è ciò che accade con “Lo sbaglio” dei Novenovenove. Le canzoni sono soltanto sei, ma i trenta minuti complessivi necessari all’ascolto sembrano durare molto di più. Il rock generalista suonato nei brani non riesce ad avere direzioni interessanti, oscillando tra un Ligabue incattivito e i Litfiba meno ispirati, creando un’atmosfera che potrebbe essere adatta a una serata a tema rock’n’roll in un ristorante diner, ma in poche altre situazioni. Se il lato musicale non entusiasma, non va meglio sul fronte dei testi, con alcuni passaggi francamente criptici (“solo nel deserto, vuoto spazio ricolmo delle mie mondane velleità” da “Lo sbaglio”) e altri che virano sull’imbarazzante –“Göteborg” è un manifesto di come non si dovrebbe scrivere un brano sul sesso, tra cliché dilaganti e momenti un po’ troppo spiacevolmente espliciti.

Un no su tutta la linea, con il maggiore pregio del disco che diventa l’assoluta fedeltà al titolo: uno sbaglio.

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La recensione Novenovenove - Recensione - Lo Sbaglio di Davide Bonfanti è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

Commenti (2)

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  • Michele Briganti 6 mesi fa @mbmusicalrecording

    Il bello della musica è sicuramente anche questo… può aggregare e dividere allo stesso tempo, creare opinioni diverse od interpretazioni similari ma spesso tutto si sintetizza con l’espressione in un proprio gusto personale.
    Personalmente a me, questo disco piace ed a mio modo di vedere, ciò che leggo nella recensione dopo aver ascoltato più volte i brani, è la trasparente opinione sostenuta dal filtro di una altrettanto rispettabile “Gusto personale”…
    Su una cosa concordo, non è un disco facile da ascoltare ed ammetto che ad un primo ascolto verrebbe bollato facilmente anche dal sottoscritto con un: “non è il mio genere”. Ciò non ne svilisce comunque, a mio modo di vedere, la qualità compositiva di pezzi per niente banali, tecnicamente complessi ed articolati e che denotano non soltanto una ricercatezza, ma anche una indubbia qualità artistica degli esecutori.
    Vero… siamo ben lontani dal pop e dai testi "sole, cuore, amore" ed anche dal rock più orecchiabile, ma forse proprio in questi aspetti il disco ha la sua qualità migliore: in un modo di “canzoni fotocopia” esiste per fortuna chi ancora rivolge alla nicchia dell’ascoltatore attento proponendo canzoni con sonorità diverse, testi non immediati e tempi dispari che, è vero, richiedono la fatica di essere ascoltate più volte e non sono orecchiabili come le ultime hit da radio, ma fanno anche capire che il panorama musicale, per fortuna, è molto più ampio e versatile di quanto le radio stesse ci propinino ogni giorno.
    Ed allora ben vengano i “NoveNoveNove” se, in modo genuino e senza imposizioni, propongono una musica così “poco immediata” che anche loro stessi, nella presentazione, faticano a classificare in un genere definito.
    Chiudo su una nota legata ai testi secondo me molto ricercati: è bello poter dare ognuno una propria interpretazione ma, palemente, “Goteborg” è tutt’altro che una canzone sul sesso. La personale interpretazione è che questa canzone parli della “VITA” e lo fa nel senso più ampio del termine: di come questa vada inseguita, afferrata ed alle volte anche “violentata” per restare “Vivi” nonostante il suo essere un po’ “Bastarda” e si renda necessario l’uso di “cuore, testa e muscoli”. Un rapporto/un amplesso con la vita stessa: alle volte tenero ed altre volte rabbioso in special modo quando la si vede “fuggire via” e la si voglia inseguire per afferrarla, goderne a pieno e “bagnarsi sempre più” di Lei…

  • enricorock72 6 mesi fa @enricorock72

    Caro Davide, ti vorrei ringraziare per la tua parziale e diciamocelo, superficiale recensione, che mi permette di risponderti e parlare meglio del nostro lavoro, perché sembra che tu ti sia bloccato su Göteborg, infastidito da qualcosa. Ti capisco, anche io tante volte non sono riuscito ad ascoltare fino in fondo dischi o che non capivo o che non mi piacevano, lasciavo perdere e tagliavo corto. Michele, nel commento sopra, ti ha già spiegato di cosa parla quella canzone, non ripeterò. Hai ragione, quando si parla di sesso (ed io non parlavo di sesso) bisogna stare attenti, si rischia di fare delle figuracce. Della seconda nostra canzone accenni al primo verso, senza nemmeno completarlo, chiaro che ti sembra criptico, ma non è difficile, te lo spiego: si parla di un’emozione, la sensazione di sentirsi vuoti, di esplorare un deserto dentro di sé, e percepire che tutte le cose mondane, inclusi i nostri desideri (velleità) siano inutili. Certo, non tutti proviamo le stesse cose, ecco perché ti risulta criptico. Ti consiglio di ascoltare “Atrocity Exhibition” dei Joy Division mentre leggi l’omonimo romanzo di Ballard, oh, quello sì che è criptico, io non posso arrivare a quelle vette. Per quanto riguarda la musica, ci accosti al Ligabue. Certo, lui è un rocker che ha scritto delle belle canzoni anche se a noi non piace proprio, non lo ascoltiamo mai. Secondo me su questo punto ti stai sbagliando, il Liga non ha mai fatto una canzone in 5/4, non suona in drop REb, non ha canzoni che non abbiano ritornello facile, la struttura delle sue canzoni è sempre la solita, non parla di misticismo né di mitologia (ti consiglio di ascoltarti la nostra “Giorgio ed il Drago”, se vuoi sapere di cosa parlo, vai sul nostro blog), non fa pezzi con soli di basso e articolati in movimenti legati allo sviluppo di un testo. Liga non ha mai parlato nemmeno della violenza nei rapporti e della sensazione di claustrofobia che può provare la vittima (ascoltati la nostra “Chi Sei”, ne parlo lì), insomma, con il Liga, secondo me, non ci incastriamo un cazzo. I Litfiba si, quelli di “17 Re” mi piacciono, sicuramente quell’influenza c’è. Poi, nei “diner” (chiamale trattorie, via) non suoniamo perché in quei locali vogliono le cover band dei gruppi alla moda, conosciuti triti e ritriti. Un’ultima cosa, ti ringrazio che mi hai insegnato un termine nuovo: leggo sulla Treccani che “generalista” vuol dire: “ [der. di generale, sul modello del fr. généraliste]. – Riferito a un mezzo di comunicazione di massa, che tratta argomenti di vario genere, in contrapp. a tematico”. Boh, si, forse parliamo di varie tematiche, anche se ci rifacciamo sempre allo smarrimento del vivere, come avrai capito. Taglio corto, sappiamo anche noi di non aver fatto un altro “The Dark Side of The Moon” e so benissimo di non essere Leopardi (nemmeno Caparezza) con le parole, e le critiche ci stanno tutte anzi, se son costruttive, che ben vengano. Se io mando il mio disco a recensire, mi aspetto che qualcuno che ne sa più di me mi dia dei consigli su cosa ho fatto bene e cosa ho sbagliato. La tua recensione non mi serve a niente.

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