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album Naked In A Dress - TORIA
TORIA
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17/01/2019

Pronti all’ascolto, attivàti i sensi, si parte. “Naked In A Dress” è un album che si dischiude lentamente, emergendo da un magma melodico che, dal cuore, raggiunge la pelle nuda. Entra in circolo con dolcezza e scalda le vene dei polsi, sebbene i muscoli siano ancora freddi per il lungo sonno. I sensi si accendono e la vita prende forma. È un movimento di energia musicale che attraversa visioni, suoni, odori, contatti, indossando, come vestito, il nostro corpo nudo.

Aperte le palpebre, lo sguardo è teso sul mondo. Cosa scorge? Un richiamo all’essenza delle cose. “Naked In A Dress” sembra dirci questa roba qui, già dalla prima traccia. La chitarra acustica scalda una stanza fredda dove il corpo è nudo di fronte alle paure. Tutti i sensi vibrano e due voci leggere si intrecciano a placare l’animo. “In silence” ci trasporta nel silenzio delle cose, tra suoni eterei, soffusi, quasi a ricordarci i Kings of Convenience di “Quiet is the new loud”. Lo specchio di noi stessi siamo noi, che azzardiamo strategie su come affrontare il nostro viaggio nel mondo (“Me & Mr. Me”), tra inizio e fine, mutazioni e cambiamenti (“Through the North”). Il suono cresce, si espande, e la chitarra lascia spazio a nuove suggestioni che esplorano i Radiohead più acustici. Siamo nella fase del sogno e se qualcosa di buono arrivasse tra le lacrime, sapremmo meglio definire il dolore e la perdita (“Something good”). Nella stanza ora non fa più freddo. Note da un piano lontano a svelare il potere di ciò che abbiamo conquistato, anche solo per il tempo di un sogno (“Sweet lore”). Si avvicina la notte, ma senza più pena. Si chiude il viaggio, ma con un nuovo inizio.

L’essenza dell’album sta in un songwriting in lingua inglese scarno e pulito, in atmosfere sonore eteree, languide; ci dice che ogni corpo parla di noi e più è nudo, più si avvicina alla verità delle cose. Lasciamoci attraversare da questo ascolto, per ritornare nuovamente dentro noi stessi, vestiti solo della nostra pelle.

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