Diaframma L'abisso 2018 - Rock, New-Wave

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A volte guardare dentro l'abisso è l'unico modo per tirarne fuori sentimenti veri.

Un po' di tempo fa mi è capitato di vedere un frammento di un programma tv in cui alcune donne, piuttosto famose e sedicenti femministe emancipate di sinistra, si vantavano delle volte in cui avevano picchiato i loro partner, tutto fra grandi risate e ammiccamenti, sia da parte del pubblico maschile che femminile. Allora ho immaginato la scena a parti ribaltate, con un maschio che proclama orgogliosamente “eravamo al ristorante, lei ha guardato il cameriere e io l'ho presa a calci”. Qualcuno l'avrebbe trovato divertente?

Per arrivare al punto, al di là delle derive trash, quando ho letto in un'intervista che Federico Fiumani aveva chiesto a un'amica femminista il “permesso” di inserire nel nuovo album dei Diaframma il brano “Fica Power”, mi sono chiesta se fosse giusto, e mi sono risposta di sì, ma anche che sarebbe bello vivere in un mondo in cui no, non è giusto né necessario chiedere il permesso: perché se una cantautrice avesse scritto “Cazzo Power”, le femministe probabilmente avrebbero pensato (giustamente) che fosse una gran giusta, mentre “Fica Power” è lì a doversi giustificare per una presunta misoginia. Sogno un mondo in cui il femminismo non esiste più perché non ce n'è bisogno, e in cui il sessismo sia stato sconfitto, non sostituito. In cui avere un pene piuttosto che una vagina non sia né un'agevolazione né un ostacolo, e viceversa. In cui uomini e donne non debbano chiedere il permesso per parlare di fica e cazzo power, in cui ci si possa “provare” - uomini con donne, donne con uomini, uomini con uomini, donne con donne – senza venire accusati di molestie per un complimento. In cui tutti possono essere tutto – forti, fragili, belli, brutti, vecchi, giovani, stronzi, gentili – tranne che violenti e cattivi. Un mondo in cui non esistono artisti uomini e artiste donne ma solamente Artisti. Artisti che non debbano mai sentirsi in dovere di chiedere l'autorizzazione per mettere a nudo anche le parti meno gradevoli di sé – altrimenti a cosa serve scrivere, se anche allora dobbiamo nascondere il nostro dark side?

Come Fiumani ha sempre fatto, e continua a fare, fregandosene se possibile ancora di più, ora che la sfrontatezza della maturità ha preso il posto di quella della giovinezza, di apparire buono e bravo. Come e più dei dischi precedenti, questo lavoro si addentra senza remore negli “abissi” dei sentimenti, tutti, compresi quelli che vorremmo celare anche a noi stessi, quei sentimenti che ci rendono tanto imperfetti quanto umani. Come la voce imperfetta ma umana e riconoscibile di Fiumani, come il suono delle pungenti chitarre post-punk di “I ragazzi stanno bene” ma anche degli '80 più morbidi e “baustelliani” (“Il figlio di Dio”), il suono di tutti i contrasti che vivono in brani dalla doppia anima, come l'iniziale “Leggerezza”, e in un'ispirazione che può arrivare tanto dall'amore per una donna “così delicata” quanto dalla visione di un porno - “It's Rocco time”, dice all'inizio di “Le auto di notte” -, dal passato (“Ellis Island, 1901”) e dalla paura del futuro e dal coraggio che serve per riconoscere di non averne più così tanto, dal mondo di fuori e da quello di dentro, dalla leggerezza e dall'abisso.

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La recensione L'abisso di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2019-01-14 09:05:00

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