14/03/2019

Subito un articolato concept album come debutto, così, per complicarsi la vita. E già soltanto per quest’azzardo, a suo modo poco convenzionale, potremmo a priori promuovere i M.O.O.D con la piena sufficienza. Sul piatto troviamo, infatti, 12 tracce corpose, dalla moderna anima progressive, tematicamente concatenate nel raccontare il “percorso di istituzionalizzazione che il protagonista (di fantasia) – Anthony – intraprende sotto la pressione dei sostenitori del sistema e delle continue sollecitazioni dei mass media”. Dunque, partiture elaborate che anche concettualmente – e narrativamente – traggono ispirazione da quelle sonorità neo-prog psichedeliche dei primi ’90 che hanno avuto in gruppi come i Porcupine Tree uno dei principali interpreti; questi ultimi, peraltro, citati non a caso dalla stessa band capitolina come lievito madre del proprio progetto.

Ma non ci sono soltanto le visioni sonore del buon Steven Wilson (“The Mirror” e “The Dust” su tutte) a impregnare di suggestioni l’opacizzato scenario musicale di “A_Life”, tutt’altro: ad assecondarle ci sono qua e là familiari movenze pinkfloydiane della 6 corde e delle tastiere (“Raindrop”, “Empty Days”, “The Exit”), ammiccanti decongestioni acustiche (“Discovering The Moon”), funzionali rifiniture elettroniche (“Breath” “Mental Agony”), tortuose e cupe traiettorie vicine agli A Perfect Circle (“Nothing For Nothing”, “The Competition” e “Modern Slave”) e misurate spaziature siderali (l’evocativa accoppiata “Prelude To Emptiness” / “Empty Days”).
Un uso atmosferico oltremodo piacione del pianoforte e qualche appiattimento dinamico di troppo non inficiano più di tanto un esordio che riesce comunque a miscelare con mestiere azzardo e derivativismo.

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