13/02/2019

C’è ancora carne tra il fuoco dei Qsemu. Dopo l’album di debutto, uscito alla fine dello scorso anno, la band siciliana torna in pista con un nuovo lavoro, “Ven11Gen19”, per un totale di cinque pezzi (più una breve introduzione) che non spostano di molto gli obiettivi fissati all’esordio. I Qsemu continuano a calpestare la propria strada, lastricata di jam session improvvisate e successivamente rielaborate tra le mura dello studio di registrazione, affidandosi a un paio di chitarre, basso, batteria e una tastiera vintage.

L’immaginario affonda le radici negli anni ’60 e ’70: suoni saturi, arricchiti da tracce di psichedelia, con il wah wah spesso calato nel ruolo di protagonista. Si fa a meno – e questa è coerenza – del computer e della forma canzone, non certo della sperimentazione. Che trova la sua ragion d’essere all’interno di cavalcate elettriche in grado di evocare l’Allman Brothers Band, i Grateful Dead, Jimi Hendrix.

Bravi nell’assemblare la tradizione del rock e gli istinti lisergici, i Qsemu rischiano la deriva quando si abbandonano ai quattro quarti (“Blues” e “Carolina”), con il suono che si rende meno sicuro e attraente, percorso com’è da qualche incertezza di troppo. Qualcosa da dire anche sulla voce, che a volte deraglia per poi andarsene per i fatti suoi. Può starci quando l’unica regola d’ingaggio è l’improvvisazione, anche se fino a un certo punto.

Commenti (1)

  • Stereopinto 39 giorni fa @stereopinto

    Grazie Giuseppe per aver scritto di noi.
    Hai perfettamente inquadrato quello che stiamo facendo e dove vogliamo andare.
    Non perderci di vista

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