27/02/2019

Il tempo corre in fretta per Mahmood. Nell'autunno dello scorso anno ha pubblicato il suo primo EP "Gioventù Bruciata", prodotto da Ceri, MUUT e Katoo, per Island Recordslo abbiamo conosciuto in quell'occasione in redazione ed è in quell'occasione che ci siamo innamorati; della sua voce, del suo modo di essere e delle good vibes che emanava.

In meno di cinque mesi, con Universal Music, questo EP diventa un album mentre lui nel frattempo vince Sanremo Giovani con la title-track “Gioventù bruciata” e di diritto partecipa alla sessantanovesima edizione del Festival. Porta la canzone “Soldi”, prodotta da Dardust e Charlie Charles, un pezzo potentissimo, curato nei minimi dettagli, introspettivo, molto profondo, ma immediato. Mahmood va dritto al cuore e lo vince, il Festival di Sanremo. Ora è il suo momento, e dietro a quella canzone e quel primo premio c'è davvero molto altro di cui raccontare. C'è Mahmood e tutto il suo mood appunto, il suo stato d'animo, le sue emozioni. C'è questo disco, “Gioventù bruciata”, che unisce soul, rnb e il pop più moderno; un disco che suona melodie e ritmi che vengono da angoli del mondo lontani, un disco che parla per immagini.

Un album da immaginare quindi, e da vedere oltre che da ascoltare. Un viaggio nei luoghi di Mahmood, della sua infanzia e della sua adolescenza, un disco introspettivo che a colpi di elettronica e ritmi arabeggianti, voci campionate che paiono il canto del Muezzin, ci racconta le sue sensazioni più intime, i ricordi più sinceri e veri. Questo è anche un disco doloroso, ma non rancoroso, pieno di buone vibrazioni e sonorità fresche e nuove. Melodie e parole arabe e italiane si mescolano e si intrecciano e anche questa è la magia di Mahmood; questa e la sua voce, morbida e calda, come le dune del suo deserto.

Mahmood si racconta, ci apre il suo cuore e canta, sinceramente. Del suo rapporto con il padre, la cui presenza/assenza pervade gran parte delle sue canzoni; delle sue camminate dal centro alla periferia con le cuffie nelle orecchie e del parrucchiere Mustafa. Un viaggio, da Milano Sud all'Egitto; da Cuba al Mar Rosso, dal deserto a Chinatown; citando i Pokémon, il Gameboy e le canzoni arabe, Mahmood cerca “Il Nilo Nel Naviglio”. La storia della vita reale di un ragazzo nato a Milano da madre italiana e padre egiziano, e cresciuto nella periferia Milanese, al Gratosoglio, che con buona probabilità potrebbe diventare la nuova Barona, portata alla gloria da Marracash. Nei featuring troviamo Fabri Fibra, già presente nell'EP con il brano “Anni 90”, e Gué Pequeno con cui ha duettato a Sanremo.

Mahmood è una bellezza e la sua musica racconta di un futuro ideale e possibile, fatto di suoni e rumori mescolati, stili che si fondono insieme, colori e tratti che si confondono. Il tempo va veloce e lui deve stargli dietro a perdifiato ora, per portare la sua musica sempre più in alto. Resta fondamentale salvaguardare quella sincerità, quella purezza e quella semplicità che lo rendono un artista un po' speciale.

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