15/05/2019

Dopo aver indossato le vesti di bassista e produttore nel progetto Casa del Mirto, Luigi Segnana intraprende un nuovo percorso artistico sotto il nome di [lessness] rilasciando, dopo il fortunato ep "The Night Has Gone To War", il suo primo album da solista: "Never Was But Grey".

Tanto il moniker, quanto il titolo del disco sono ripresi da un racconto breve di Samuel Beckett intitolato, per l’appunto, Lessness. Il testo dell'opera, ispirato in parte dalla musica sperimentale di John Cage, racconta di un personaggio ridotto al nulla che, sdraiato sulle rovine di un luogo a lui caro, ricorda i tempi passati in un paesaggio avvolto dalla nebbia e dal silenzio. Quest'atmosfera di austera desolazione viene ripresa dalle tracce di "Never Was But Grey", caratterizzate da una potenza espressiva commovente. Così, l'opening track ("Wait") descrive un’ambientazione notturna e intimista, con un beat malinconico e la voce calda di Segnana che ci guida nel grigio universo tracciato da Beckett. Il secondo brano, "Away", destabilizza momentaneamente l’ascoltatore, che da una landa desolata viene improvvisamente trasportato all’interno di una discoteca dark di fine anni Ottanta. I battiti si intensificano e la musica diventa ballabile, nonostante venga preservata la vena electro noir del primo brano. In seguito, incursioni wave più irrequiete arrivano in canzoni come "Seven Seals", "Deconstruction", "2:21", diversificando l’ascolto e rendendolo più leggero. I riferimenti musicali sono molteplici. Ascoltando questo lavoro vengono infatti alla mente nomi come quelli di James Blake, Jon Hopkins, Cocteau Twins , fino ai The Chameleons.

Lungi dal presentare ipotetici tormentoni e dallo scivolare verso le tendenze musicali del momento, "Never Was But Grey" si presenta al pubblico nella sua intrigante complessità sonora, che avvolge con decisione l’ascoltatore senza mai annoiarlo.

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