07/05/2019

Ascoltando “1984”, album d’esordio di Listanera, una secchiata di nostalgia si riversa dritta in faccia e sembra di rivivere (o addirittura vivere per la prima volta, per chi non c’era) quelle atmosfere plastiche degli anni 80: quei panorami sonori sintetizzati come le droghe, quella lentezza allucinata di chi si adagia sul finto benessere con la sensazione che il futuro sia tutto lì, quella malinconia liquida che scorreva dalle canzoni del primo Vasco e di Luca Carboni... Tutte queste impressioni sono riassunte nei suoi brani, il cui immaginario notturno e introspettivo viene sviscerato attraverso una formula che più che ispirarsi al decennio in questione ne fa un vero e proprio punto di riferimento da rileggere riversando in esso le proprie esperienze.  

Se questo disco fosse stato concepito davvero nel 1984, insomma, non sarebbe stato molto diverso. Ad esser stato concepito nel 1984 invece è il suo autore, Listanera (al secolo Daniele Bomboi), che, dopo anni di rodaggio, ha deciso di dare alla luce un compendio della sua musica declinato in dieci canzoni retro synth pop con testi che riflettono soprattutto sull’amore e i suoi derivati.

La voce di Daniele è calda, lacerata da quella raucedine un po’ blues che rende caratteristico il suo timbro, ma in queste registrazioni è un po’ troppo alta rispetto alla base e, trattandosi di fondamenta sonore costituite soprattutto da synth e suoni computerizzati (come avveniva appunto negli anni 80) l’effetto finale ha un fastidioso retrogusto di karaoke che rischia di far allontanare dal concept dei brani e su cui bisogna decisamente lavorare.

I nostalgici comunque apprezzeranno questo “1984” proprio perché Listanera riesce nel suo tentativo sincero e appassionato di riportare a galla i suoni di un’epoca ormai lontana.

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