< PRECEDENTE <
RECENSIONE
18/04/2019

Aggiustare il proprio corpo in un spazio angusto solo per trovar posto dove apparentemente non vi è, guidati da un’intraprendente incoscienza che esorta a non confinarsi nel proprio spazio sicuro.
Qua, in questo spazio ignoto, i riverberi nebbiosi di Plastergaze si intrecciano con la pacata malinconia delle voci di Bart e Alice, disegnando così un paesaggio lattiginoso e a tratti plumbeo.
Anima del lavoro dei Cosmetic è la placida presa di coscienza dell’inettitudine, che nel suo appropinquarsi verso la ragione e la realtà dei fatti compie una virata secca allontanandosi dal destino riservato agli archetipi sveviani; mettendo da parte la rassegnazione di Zeno Cosini ed esortando gli inetti a trovare il loro posto nel mondo.
Sintesi di questo pensiero è la traccia di apertura Inetti n.1, il cui ascolto ha generando nella mia mente l’immagine di una persona che si lascia cadere volontariamente a peso morto su una seduta scomoda.
Turbata e impacciata, anch’essa, cerca di vivere il momento, nonostante tutto.

Nella sua grigia vivacità, Plastergaze, riesce a coesistere sia nelle vesti di testimonianza autobiografica che biografica, assurgendo alla funzione di una voce narrante interiore che, prodigandosi in moniti e memorie di una vita, guida l’ascoltatore verso Sopravvivere: un bacino emotivo in cui confluiscono ricordi del passato e visioni del futuro, con lo prospettiva di essere una memoria per i posteri.
A completare questo quadro dai contorni nebulosi c’è la deriva, sempre più marcata, verso le terre dello shoegaze, sonorità la cui massima espressione è riscontrabile nella slowdiviana Una razza minore.

Il sesto lavoro della band riminese, è un viaggio introspettivo accentuato da una genuina e impulsiva voglia di rivincita che affonda nell’animo dell’ascoltatore invitandolo a vivere in prima linea anziché a limitarsi a un’esistenza rassegnata.

 

Commenti
    Aggiungi un commento:

    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati
    > PROSSIMA >