14/05/2019

Umberto Maria Giardini è una sorta di stella polare che indica la via di Scarpa e per capirlo basta l'attacco di "La Radio", la prima canzone del suo omonimo album. La cosa però, lungi dal voler essere un difetto a tutti i costi, in realtà rende il disco particolarmente interessante visto che la similitudine con quello che conoscevamo come Moltheni in realtà è molto più "acustica" che di "contenuti" visto che Scarpa presenta una propria voce, se non autorevole sicuramente "propria e sua" e questo lo si comprende meglio nella canzone successiva, "99 %". Il pezzo, in sé meno riuscito rispetto a "La Radio", presenta però maggiore "anima" e quindi troviamo il cantautore "artigianale" (come lui stesso si definisce) di Oggiono cercare e trovare una propria voce: tra il serio e il faceto, tra il divertissement e l'analisi sociologica ecco proprio lì in mezzo sta Scarpa. Poi certo, il disco presenta una serie di difetti quasi congeniti per un esordio. Ad esempio la produzione penalizza in modo grave, e un poco ingeneroso, una canzone come "Nel Giardino dell'Eden" che invece, soprattutto a livello musicale, invece promette un gran bene. Tuttavia questi problemi sono in fondo tralasciabili dato che Scarpa davanti a sé ha un futuro, non sappiamo se di successo ma ha un futuro, questo è certo. Un futuro nel segno di Umberto Maria Giardini ok, ma un futuro piuttosto concreto. Vediamo i prossimi anni, nella speranza che non siano "Anni bui", la traccia che, fra tutte, ci ha convinto meno.

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