25/05/2019

Grinta, rabbia ed energia urlata in faccia. Queste sarebbero le tre parole che si dovrebbero usare per descrivere in breve il souvenir dei Cara Calma. Souvenir perché se lo portano dietro dopo un anno di tournée in cui hanno macinato chilometri per promuovere il loro primo disco. Souvenir perché l’album è un concentrato di emozioni, un po’ come gli oggetti che si comprano in viaggio e con uno sguardo riporta alla mente un turbinio di emozioni.
Souvenir perché, proprio come gli oggetti che leghiamo al passato, ci trascina in mondi paralleli, andati: il mondo dei ricordi.

Con questa premessa ci si aspetterebbe un disco strappalacrime e nostalgico. Invece, ascoltando i dieci brani di “Souvenir” si respira tutt’altra atmosfera. I testi personali, che guardano al passato non con nostalgia, ma con la voglia incendiaria di ripartire, parlano di relazioni e della Società, poggiandosi su basi alternative rock che spingono il piede sull’acceleratore, fatte di bei giri di chitarra elettrica, spesso stoppata, con la batteria che detta la linea. I Cara Calma guardano alla musica come la si intendeva una volta: come mezzo veicolatore di un messaggio e di un significato.

La loro è una storia che vede la musica come un rifugio, come un mezzo per affrontare le proprie paure urlandogli in faccia con tutta la forza che si ha, un po’ à la Fast Animals And Slow Kids per intenderci, usando “più fegato e meno cuore”. Ma è anche il racconto personale di una quotidianità fatta di “Otto ore” al lavoro, cantata insieme ai Voina. Si parla del senso di inadeguatezza, delle relazioni tra il sé e l’altro, della Società. Le diverse sfumature di rock, dove più indie rock (come in Rodica), dove più alternative rock (in Seconde Occasioni, in cui in un giro di chitarra riemergono i Queens of The Stone Age) tornano a farsi promotori di un cambiamento.

“Svuoto i mobili per trovare ciò che ho perso tra la gente nella mia parte di presente”

“Souvenir” è il ritorno dell’energia delle chitarre, con un grande equilibrio tra ricerca sonora e istintualità. E se dichiarano “vi aspetteremo sui palchi perché possiate salvarci” non si può che andare e salvarli pogando.

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