Mazingari The Best Of Mazingari 2019 - Folk, Etnico, Demenziale

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"The Best of" è una sintesi etno-furoreggiante di "attivismo" e demenzialità, direttamente dai microfoni della verde Umbria

I Mazingari si affacciano sulla scena folk nostrana dopo aver collezionato cinque densi anni di "attivismo" musicale, portando in giro per l'Umbria (in particolare la provincia di Terni, dalla quale il sestetto proviene) la loro carovana di suoni che sarebbe arduo incapsulare entro le solite, abusate etichette, essendo una sintesi di tanti generi che nell'album "The Best of" trovano ciascuno la propria nicchia.

Perché parlare di attivismo, termine che mai come in questo periodo brucia sotto le dita degli opinionisti da tastiera? Perché, dietro alla patina demenziale (che in tracce come "Regno Unto", "Con Tutto" e "Darla Vintage" trova la sua massima espressione), i Mazingari raccontano qua e là spaccati di attualità locale: l'intro fischiettante di "Globus Tenda", storico locale ternano caduto da anni in disuso, lascia il posto a un allegro pezzo da balera che denuncia il degrado del luogo, frequentato dalla più variegata fauna umana.

Segue a ruota "Eskigel", altro locale ben noto alla comunità ternana per via di alcuni episodi infelici che hanno coinvolto il suo responsabile: è un brano "balcanico" nell'architettura musicale, con un'alternanza di momenti hardcore e fasi più lente che ricorda gli Elio e Le Store Tese. Proprio come il "complessino" milanese, i Mazingari attingono da un repertorio molto ampio e dimostrano di padroneggiarlo alla grande, evitando tuttavia di stagnare nel manierismo per arrivare a qualcosa di autentico, genuino.

Da segnalare anche "Felicità" e "(In)Felicità", due brani che centrifugano stralci di cover dell'omonima canzone di Al Bano - sì, avete capito bene - in aggiunta a "Cuore Matto" di Little Tony, dapprima in una sguaiatissima salsa folk e poi in una delirante reinterpretazione dance pop anni '90, con la voce del cantante Simone Santocchia che subisce un trattamento di distorsioni a dir poco grottesco.

I Mazingari sono l'ennesima, non necessaria dimostrazione della fertilità della scena musicale umbra. Non ci resta che rimanere alla finestra per capire quale (e quanto) seguito avrà questo gruppo di musicisti per diletto.

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La recensione The Best Of Mazingari di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2019-05-28 13:21:45

COMMENTI (1)

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  • lorenzo.castelletta 3 anni fa Rispondi

    I Mazingari si affacciano sulla scena folk nostrana dopo aver collezionato cinque densi anni di "attivismo" musicale, portando in giro per l'Umbria (in particolare la provincia di Terni, dalla quale il sestetto proviene) la loro carovana di suoni che sarebbe arduo incapsulare entro le solite, abusate etichette, essendo una sintesi di tanti generi che nell'album "The Best of" trovano ciascuno la propria nicchia.

    Perché parlare di attivismo, termine che mai come in questo periodo brucia sotto le dita degli opinionisti da tastiera? Perché, dietro alla patina demenziale (che in tracce come "Regno Unto", "Con Tutto" e "Darla Vintage" trova la sua massima espressione), i Mazingari raccontano qua e là spaccati di attualità locale: l'intro fischiettante di "Globus Tenda", storico locale ternano caduto da anni in disuso, lascia il posto a un allegro pezzo da balera che denuncia il degrado del luogo, frequentato dalla più variegata fauna umana.

    Segue a ruota "Eskigel", altro locale ben noto alla comunità ternana per via di alcuni episodi infelici che hanno coinvolto il suo responsabile: è un brano "balcanico" nell'architettura musicale, con un'alternanza di momenti hardcore e fasi più lente che ricorda gli Elio e Le Store Tese. Proprio come il "complessino" milanese, i Mazingari attingono da un repertorio molto ampio e dimostrano di padroneggiarlo alla grande, evitando tuttavia di stagnare nel manierismo per arrivare a qualcosa di autentico, genuino.

    Da segnalare anche "Felicità" e "(In)Felicità", due brani che centrifugano stralci di cover dell'omonima canzone di Al Bano - sì, avete capito bene - in aggiunta a "Cuore Matto" di Little Tony, dapprima in una sguaiatissima salsa folk e poi in una delirante reinterpretazione dance pop anni '90, con la voce del cantante Simone Santocchia che subisce un trattamento di distorsioni a dir poco grottesco.

    I Mazingari sono l'ennesima, non necessaria dimostrazione della fertilità della scena musicale umbra. Non ci resta che rimanere alla finestra per capire quale (e quanto) seguito avrà questo gruppo di musicisti per diletto.