29/03/2019

È tornato a risplendere il sole tra le canzoni di Fabrizio Cammarata con “Lights”, che arriva a due anni di distanza dallo splendido “Of Shadows”, in cui il cantautore siciliano si muoveva lungo territori più nuvolosi, dove la luce e l’ombra si alternavano morendo e rinascendo perpetuamente l’una dentro l’altra.

“Lights”, uscito per 800A Records/Kartel Music Group e prodotto anch’esso da Dani Castelar (che suona pure le percussioni in “Run Run Run”) sembra invece venir fuori lentamente come un’alba sul mare che va colorandosi pian piano illuminando le onde: le ultime sfumature della notte vanno a chiudersi dentro un ricordo e il sapore di un nuovo giorno dona una soave leggerezza allo spirito dei brani, che riescono ad accarezzare (“Cassiopea”, unica con il ritornello in italiano) ma anche a travolgere con la potenza del vento (“KV”), restando sempre eterei e impalpabili, ad un livello di superiorità spirituale che riesce con naturalezza a liberarsi del peso delle cose materiali e vacue.

In “Lights” si percepisce la resilienza di chi si trova ad un punto del proprio cammino in cui non si può che fare i conti con il proprio passato per andare avanti. La luce è nelle piccole cose raccolte lungo la strada, grazie alle quali ci si ferma per respirare un attimo e riflettere con più profondità sul resto del percorso ancora da fare. Questo momento di raccoglimento è come benzina sulla flebile ma ancora accesa fiamma che resiste sotto la cenere e si manifesta attraverso un continuo bisogno di andare, di viaggiare in uno spazio non soltanto fisico e territoriale ma anche e soprattutto interiore, intimo e personale.

Emblema di questo tuffo introspettivo verso una verità più sincera è probabilmente la marciante “Run Run Run”, uno dei tre singoli che hanno anticipato il disco (insieme a “Timbuktu” e a “Under Your Face”), la quale si sofferma sull’importanza di saper lasciar andare e di non correre a tutti i costi verso mete fasulle o inutili.

C’è ancora il ricordo del dolore e delle ferite del passato, su cui ora lo sguardo maturo del cantautore siciliano si posa con il sorriso di chi sa che proprio grazie a quel dolore provato e a quelle ferite subite ha potuto rinforzare le proprie gambe per continuare con determinazione e vigore a percorrere la propria strada.

Nella presentazione l’artista dichiara che “nel disco non c’è neanche un momento negativo. È un rifiuto dell’egotismo e una celebrazione dell’unione e della solidarietà” ma bisognerebbe forse precisare che i momenti negativi non sono totalmente assenti, non è possibile rinnegarli, perciò restano una presenza intangibile, in agguato come un monito, quasi ombre che non fanno altro che dare rilievo alle verità che vengono a galla grazie alla luce diffusa tutta intorno.

Le melodie gentili del folk di Cammarata, con delicatezza accarezzano i timpani vibrando fin nel profondo con un tocco lieve e pervadendo i sensi come in un’estasi di serenità e si vestono ancora una volta di sfumature e impulsi variegati e variopinti, con forti richiami internazionali ispirati sia a terre calde come quelle latine e sia a posti più freddi come il nord America o i territori d’Oltremanica, confermando, se ancora ve ne fosse il bisogno, un musicista dalla grande sensibilità e capace di un cantautorato maturo e genuino.

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