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RECENSIONE
04/07/2005

Questo disco è un capolavoro di ambiguità e indecisione musicale. C’è una cantante, Nagaila Calori, dalle eccezionali doti canore, con una voce come è raro sentire in Italia, una roba che neanche l’osannatissima Elisa, per capirci. C’è un tastierista, Fidel Fogaroli, ben noto alle cronache indie per militare con Jailsound e Verdena. C’è un gran lavoro su questo disco. Si sente che Nagaila ha passato al setaccio i dischi di Tori Amos e Kate Bush. Il compagno Fidel contribuisce con arrangiamenti di tastiere decisamente notevoli, che ricordano tanto il lavoro svolto da Trent Reznor con la ragazza dai capelli rossi che viene dal North Carolina, quanto quello di quei due mattacchioni allucinati di San Francisco dei Matmos svolto su “Vespertine” della cinesina di Reykjavik.

Eppure questo disco rimane a metà. Perché se è evidente lo sforzo di andare oltre, di forzare i confini della tradizione italiana, questa affiora in modo deciso più e più volte nel corso del disco. Echi del pop rock più mainstream, perfino del cantautorato italiano anni 70 stile Baglioni e Ivan Graziani, addirittura del pop sanremese più bieco (alla Mango, per capirsi), si intrecciano continuamente a spunti di una modernità più che apprezzabile. Questa moderna Penelope del canto ha intessuto le sue canzoni su una trama che ha come fili verticali i riferimenti mainstream e come fili orizzontali quelli all’indie. Il che dà vita a un’altalenarsi di spunti davvero sorprendente (in “Nausicaa”, veramente da sobbalzo).

Il gioco mostra la corda, però. Perché se concettualmente questa operazione è senz’altro interessantissima, all’atto pratico risulta uno stare sulla linea di confine in un modo sbagliato, o perlomeno ancora non compiuto. Succede che la sorpresa, se sei amante dell’indie, appare deludente, se sei amante del mainstream è invece probabilmente troppo spiazzante, di difficile lettura e incasellamento. Stare sulla linea di confine ha spesso prodotto i risultati migliori del pop, forzando la tradizione con elementi dell’avanguardia e dell’innovazione. Ma, a parte che il fatto che le Maestà succitate ormai non sono più avanguardia (e alcune non lo sono mai state), stare sulla linea di confine è esercizio da equilibristi, Pierrot circensi in grado di giocarsi la carriera con un colpo di dadi e vincere, usando violenza a consuetudini e destino. Non è questo il caso. La brava Nagaila sembra cadere continuamente da una parte o dall’altra del filo. Forse deve trovare un equilibrio migliore. Forse c’è qualcosa nell’asta che non va. Rimangono una voce incredibile e dei riferimenti interessanti.

Tracklist

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