Jean Fabry Rotoballe 2005 - Cantautoriale, Rock, Folk

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“Senza note non si capisce, si scrive carne, si legge pesce. Si mangia fumo, si salva spazio, volume primo ma con giudizio. Nero su bianco, zero nel vento. Solo un secondo, che arrivo al punto: senza non senso non c’è più gusto, si tocca sempre lo stesso tasto. Miti e leggende metropolitane, tutto si tiene.”
Si potrebbe dire che il pensiero dei Jean Fabry sia ben espresso in queste frasi, estratte da “Lamento del venditore di libri”, una delle canzoni incluse in questo mini-cd della formazione romagnola. Lucida follia? Pura demenzialità? Scegliete voi, o sceglietele entrambi, dopo aver ascoltato questo “Rotoballe”, che ripesca alcuni episodi già editi nei primi demo più qualche traccia nuova.

Il gruppo, come il pittoresco chansonnier della bassa Romagna dal quale traggono ispirazione per il nome, adotta il nonsense come stile di vita e come stilema musicale. C’è folk, rock, elettronica, swing. C’è Capossela, c’è Conte, c’è la tradizione di paese, c’è la tecnologia, c’è il rumore.

La song d’apertura è pura demenzialità, con un country sghembo ed un refrain che sa di spot pubblicitario. Irritante o divertente, fate voi. “Punk mentale” potrebbe essere anche la definizione del pensiero dei Jean Fabry, raccontato con una ballata assolutamente nonsense. Il meglio, però, la band di Forlì lo regala in “Lamento del venditore di libri”, intrigante periodo scandito da un’elettronica minimalista, che farebbe supporre un lampo di lucidità nelle menti dei Jean, ma se diamo ascolto alle liriche, torniamo alla nostra situazione di “out of head”. Ancora bella e divertente è “Ma mi sa di no”, davvero una rincorsa ai già citati Conte/Capossela. Non manca l’episodio romantico/melodico, seppur con il concetto astruso di un punto di vista particolare (“C.d.A.”). Ed infine un altro pezzo da novanta, “I pappi dei pioppi”, cantilena lagnosa all’inizio, che evolve in un vortice elettronico-folkloristico, tra feste di paese e canti antichi. Pura anarchia musicale, come in tutte le composizioni dei Jean Fabry.

Terminato l’ascolto di “Rotoballe”, ci si interroga nuovamente: pura demenzialità o lucida follia? Gruppo demenziale o piccoli geni creativi? Fate voi. Io mi sono divertito un sacco ad ascoltare questo piccolo strampalato cd…

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La recensione Rotoballe di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-07-13 00:00:00

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