11/07/2005

Tremo aprendo la custodia color senape di questo "Acid sounds in a groove box": il nome del gruppo, Overock, evoca gli eccessi di una chitarra elettrica che si prodiga in mille assoli ed in ancor più numerosi effetti. Già mi vedo fare a botte con un suono heavy che ascoltavo quindici anni fa e che mi ha già detto allora tutto ciò che poteva. Infilo il cd nello stereo. Scopro che di over- chitarristico c’è solo l’ultima traccia; nelle tre precedenti, invece, ci sono passaggi più interessanti e gli strumenti dialogano tra loro senza che una sei corde si imponga soffocando il resto.

I quattro torinesi ricercano suoni e soluzioni che esulano dal rock in senso stretto e si lasciano influenzare dai loro molteplici ascolti, che spaziano dai Deftones, Tool a Aphex Twin, Apollo 440.

E’ un demo. Proposto da ragazzi che hanno buone intuizioni e che si misurano con ciò che esiste fuori dalla sala prove; e presenta molte imperfezioni, ad esempio l’inglese del cantato.

"02" è il pezzo più riuscito, notturno e piegato in riflessioni. Il pathos della voce è avvolto da atmosfere vicine a quelle di "A forest" dei Cure, tuttavia non sostenute da un basso ben evidente ma dall’intreccio batteria, chitarra ed elettronica, intreccio che scade per un secondo in accordi metal.

I testi meritano di essere seguiti: la presa di coscienza che nasce dal confronto, il rapporto con la natura che sfugge alla descrizione verbale e si dà solo attraverso un notturno, la rabbia ed il negativo come parte integrante dell’essere.

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