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RECENSIONE
11/07/2005

Per qualche strano motivo, mi arriva solo ora, a tre anni dall’uscita, questo bel dischetto dei Bohemians, l’allora nuova creatura di mr. Riccardo “Scanna” Scannapieco, qui ribattezzatosi Richard III (omaggio ai Supergrass più che al Bardo), personaggio centrale per tutti gli anglofili e i Sixties-nostalgici del Bolognese e dell’Italia tutta.

Omaggiati Gorillaz nella copertina e Dandy Warhols nel nome (e con tanto di tastierista signorina), i Bohemians aprono il disco con tre pezzi mozzafiato per gli appassionati del pop britannico in odore di psichedelia e teen spirit: “Hey girl”, ovvero “come si fa a essere erotici e sensuali cantando una veloce canzone pop”, una lezione da manuale per tanti tristi imitatori britpoppers nostrani; “Got no time”, ovvero l’anello di congiunzione tra i cori psichedelici dei Ride (ah, che nostalgia…) e le chitarre rumorose degli Stooges; “Everyday, everynight, everyhour”, un esercizio di ferocia quale avrebbe potuto esibire Iggy Pop se fosse entrato nei Supergrass. Fanculo a tutti. Tre a zero a undici minuti dall’inizio.

“Happy prince” tira i remi in barca: è il primo lento, con una chitarra che traccia cerchi nell’acqua ad ogni accordo, la tromba di Frank Nemola (nella prima formazione degli Aereoplanitaliani, quella di dieci anni fa e di “Zitti zitti”) a eseguire ricami languidamente svagati di lontana ascendenza lounge. Il disco prosegue tra richiami a tutta l’anima pop di Scanna: c’è lo psycho-garage di “Candy Lover”, che parte lento per poi esplodere in fragori voodoo, il r’n’r quasi crampsiano di “Nicky” con il sax di Chicco Montefiori che congiunge i Roxy Music di “Virginia Plain” al Chubby Checker di “Let’s twist again”.

Se il disco fosse in vinile, sarebbe l’ora di passare al lato B, che pare una libera reinterpretazione di quello A. “Feelin’ So Betty” riprende a modo suo la sensualità lolitesca di “Hey Girl”, in modo più gentile, “Be-Out” replica la cattiveria di “Got no time”, “I’d like to be” ripropone ritmi rockabilly suonando come “Vicar in a tutu” degli Smiths rifatta da Lux Interior, “Space chick” suona come una b-side psycho-garage dei Kula Shaker, “She” pare uscita da un disco perduto dei Jesus & Mary Chain, “No Way Out” è la ballatona d’ordinanza con cui chiudere un disco: malinconica perché la festa è finita. La ghost track suona come “Walk on the wild side” di Lou Reed interpretata da dei Suicide insolitamente quieti.

La somma dei riferimenti che si possono rintracciare nel disco non pesa minimamente e anzi crea un insieme composito da cui emerge la scrittura personale di Scanna e dei Bohemians. Per chi ama il genere, come me, disco destinato a girare spesso sul lettore e a insinuarsi nella mente fino a farsi cantare. Scelta per uno spot, quasi ognuna delle canzoni del disco finirebbe in cima alle classifiche. Ovviamente non sarà così. I pubblicitari italiani fanno i fighi coi dischi esteri. Eh, che volete: sono italiani. A Scanna, che compila forse il suo disco definitivo, e ai suoi, applausi convinti comunque.

Tracklist

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