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RECENSIONE
28/07/2019

Tommaso Gavioli, in arte Girless (prima nel duo Girless & The Orphan e ora in solitario), pubblica per To Lose La Track a distanza di due anni dal suo lavoro precedente, “See You When Fascism is Whipped”, un concept-album centrato sulla figura di Woody Guthrie, precursore della canzone di protesta, folkman a tutto tondo, impegnato e immerso nel suo tempo, quello che aveva impresso sulla chitarra “this machine kills fascists”. Il titolo stesso è una citazione di Guthrie e di una sua lettera indirizzata al padre mentre era arruolato durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Backdoors” è una porta sul retro che dà accesso diretto a un’atmosfera colma di folk e melodie delicate che sfiorano le orecchie, sussurrano pacate e con delicatezza, mentre “The Gang of Boom Town Kids” accelera nettamente il ritmo e qui, pur mantenendo una base prevalentemente folk, la voce si fa più roca e urlante, grezza e quasi punk.
“Clara” rallenta, è acustica e riflessiva. È un tentativo commovente di non piangere, velata di malinconia e dall’idea che comunque alla fine tutto andrà bene, in qualche modo; “Best Fists” continua su quella scia impregnata di malinconia e note acustiche. È fatta di folk e tenui arpeggi, e sembra sia la voce di Girless a sfiorare delicatamente le corde. È un ricordo di momenti passati che non ci sono più, tristemente malinconica come solo il ricordo sa essere. È capace di gridare direttamente dalle viscere e farsi sentire fino al cuore. Uno dei brani migliori, senza dubbio.
“Cathy Ann” si porta dietro un po’ di rimorso e riflessioni (“did I hurt you?”), ché non sempre le cose vanno come uno vorrebbe o come uno le immagina; “Bellevue Hospital”, invece, recupera finalmente quella vena hardcore e più movimentata, gridando di brutto.
A chiudere il racconto ci pensa “A bed”, ed è come se fin qui Girless ci avesse raccontato una storia prima di andare a dormire.

Se è vero che non si può riassumere una vita in un disco, che non si può raccontare un simbolo nella sua completezza in 8 brani, è pur vero che di dischi come questo ne servirebbero di più: è un omaggio sincero e delicato, assolutamente ben riuscito, a una miccia che ha ispirato e lasciato un segno importante (da Bruce Springsteen a Joan Baez, da Bob Dylan a Joe Strummer). Adesso da Girless aspettiamo un disco che parli di questo tempo, anche se le analogie non sono poche…

Tracklist

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