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RECENSIONE
11/09/2019

Melodie cantilenanti e ritmi frizzanti e zuccherini come bibite gassate scendono nell’esofago sorseggiando “Incubisogni”, il primo lavoro sulla lunga distanza dei romani Panta. Legando gli “incubi” con i “sogni” nel titolo, la band trova il modo di far spazio anche ai “bisogni”, racchiudendo così in poche lettere diverse sfere di situazioni ed emozioni che poi si ritrovano tutte proiettate nei testi, sempre metricamente lineari, quotidiani e spesso sviluppati a partire da riflessioni amorose ma che non rinunciano anche a ragionare su temi sociali (la migliore in tal senso è “Sotto un cielo di ghiaccio”).

Se i pronipoti dei CCCP, più pettinati e moderni, sembrano affacciarsi in “Amaledirechelami” e in “Disordine e danze” (quest’ultima sostenuta da un bel riff tra grunge e new wave), i riferimenti principali della band capitolina sono gli artisti delle scena indie pop anglofona, riassunti in sfumature diverse che vanno dal versante più elettrico e schizoide (“Così è abbastanza indie?” e “Lacrime criminali”) a quello più delicato (“Roma dolce tenebra” e soprattutto la conclusiva “Prima”, forse il pezzo romantico più riuscito di tutto il combo, ed entrambi questi brani sono impreziositi dai violini di Andrea Ruggiero).

Un disco che appare nella sua semplicità e immediatezza pop ma ricco di rifiniture e di cura del dettaglio che evidenziano un certosino lavoro di limature dei suoni e studiatissimi arrangiamenti degni di una band perfettamente consapevole dei propri mezzi e dei propri obiettivi, cosa non comune negli esordi.

 

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