16/05/2019

Il 9 maggio è il suo giorno, è il numero intorno al quale tutto è inziato, si è trasformato e si è conlcluso, almeno in questa prima parte: la release del disco di debutto di LIBERATO, uscito per l'appunto il 9 maggio 2019, arriva a due anni di distanza da NOVE MAGGIO, il primo singolo del non-noto artista che ad oggi conta numeri di ascolto e visualizzazioni vertiginosi. Nessun titolo criptico o misterioso per questo primo disco, un ingrediente in più sulla copertina dove alla classica rosa simbolo del cantante si affianca una banda rosso fuoco; ai già più noti brani come Intostreet, Nove Maggio, Je te voglio bene assaje, Me staje appennenn' amò, Tu t'è scurdat' 'e me si sono aggiunti 5 brani inediti Oi Marì, Tu me faje ascì pazz, Guagliò, Nunn'a voglio 'ncuntrà e Niente, e una versione rivisitata di Gaiola Portafotuna che diventa più dolcemente solo Gaiola. 

LIBERATO ha determinato senza ombra di dubbio l'inizio di una nuova era della canzone napoletana, punta di eccellenza nella tradizione della canzone italiana i cui reperti risalgono ai primi del '900. Cambia la lettura (e il beat) ma il testo rimane in rigoroso dialetto stretto, con qualche sprazzo britannico di tanto in tanto a conferire ancora più musicalità. Difficile posizionare LIBERATO sotto un solo genere musicale, la sua forza sta proprio in questo, averne mischiati assieme tanti, opposti tra loro, creandone uno riconoscibile, distinto, identificabile già dalla prima nota: R'n'B ed elettronica nei suoni, indie e napoletano nei testi, a metà strada tra il pop e il reaggeton nei pezzi più estivi (in Guagliò alla fine del brano parte della jungle music, davvero!) potrebbe ricordare senza problemi Drake o Kendrick Lamar e allo stesso tempo Nino D'Angelo, mantenendo con lo scorrere delle tracce il suo intento sempre dance, una di quelle casisitiche rare in cui se non lo ascolti probabilmente non ci credi che suona davvero così bene alla fine. 

LIBERATO racconta una generazione, probabilmente la sua, ma la racconta dentro il perimetro di una delle città più belle del mondo, Napoli, rendendola la vera protagonista; è folklore 3.0, nei suoi versi e nei suoi video, diretti e scritti egregiamente da Francesco Lettieri, tra gli ideatori princpiali del progetto LIBERATO. E' l'immaginario che fa la differenza: il lavoro di videoclip che è stato portato avanti con le canzoni di LIBERATO (CAPRI RDV, sono solo i 5 episodi di questa seconda trance di inediti) rende questo lavoro non solo un progetto musicale ma un vero e proprio visual album, un po' come fece nel 2016 Beyonce con il suo Lemonade, si ascolta ma si assiste nel frattempo anche ad una storia.

Un grande lavoro quello di LIBERATO, fatto di pazienza, della giusta tempistica, di simbolismi, alla fine è riuscito anche a distogliere l'attenzione sul voler sapere a tutti i costi chi sia, con quel velo di mistero e di ignoto che, se continua così, alla fine non ci dispiace per niente. 

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