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RECENSIONE
19/08/2019

Quando un uomo con la chitarra incontra (dentro se stesso) un uomo con l’animo da poeta, l’uomo con la chitarra diventa un cantautore in grado di guardare lucidamente il mondo per raccontarne luci e ombre, gioie e dolori. E questo, per restar nella libera citazione di “Un pugno di dollari”, sicuramente “è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo”. Samuele Ghidotti (l’uomo con la chitarra e l’animo da poeta) ha deciso di farlo, di affrontare questa sfida, e lo sta facendo sempre con più determinazione.

Dopo un passato nella band dei Venua e un primo album solista (“Garage Sounds”) interessante, benché ancora frammentario, l’artista lombardo ha infatti dato alle stampe il suo secondo lavoro sulla lunga distanza, “L’inferno dopo la domenica”, più coerente e “illuminato” dei lavori precedenti grazie ad uno sguardo più ampio sia sul mondo esterno della società di oggi che nel mondo interiore dei sentimenti.

Il lunedì, ovvero appunto “l’inferno dopo la domenica”, prima o poi arriva per tutti e spegne l’allegria e la spensieratezza del giorno di festa ricordando a ciascuno le proprie responsabilità. L’arma per poter resistere, sembra dirci Ghidotti in questo lp, è l’amore, quello puro, profondo e dal sapor d’eternità, come quello che cantavano i cantautori italiani a metà ‘900 (non è difficile scorgere ad esempio nella title-track richiami ai successi di Gino Paoli, tanto negli arrangiamenti quanto nel testo che recita “sai che c’è? C’è che mi sono follemente innamorato di te”).

Ma abbandonandosi alla sola intimità dell’amore al massimo si può sopravvivere e non vivere pienamente e liberamente la propria esistenza, poiché – e qui ricordiamo Gaber – “la libertà non è star sopra un albero” ed è proprio convincendoci del contrario che, canta Ghidotti in “Tempesta”, ci hanno “fregati, quando ci hanno dato tutto per rimanere ognuno imprigionato dietro ad uno schermo nella propria stanza” ovvero quando l’individualismo e la diffidenza hanno assopito la capacità di associarsi per lottare tutti uniti contro i mali comuni.

Gli arrangiamenti curati, le trame sonore semplici ma funzionali sviluppate generalmente intorno ad una chitarra e ad una voce che sui suoi arpeggi e sui suoi riff intona storie in cui ci si riconosce facilmente, ma anche il gusto per i suoni evocativi e le melodie ricercate, fanno di questo secondo disco di Samuele Ghidotti un piccolo manuale per sopravvivere ai nostri giorni senza dover mettere la testa sotto la sabbia ma superando le delusioni attraverso l’azione (“smettila di stare fermo immobile”, da “Conscious”) e tenendo la speranza sempre accesa: “cadranno certezze per strada, i fiumi berranno le case, mangerai polvere mista a lacrime per poi finalmente tornare a sentire i sapori, tornare a vedere i colori e la vita che ti circonda”, da “C’era una volta”.

Un disco intenso, da ascoltare ma anche da leggere.

 

Tracklist

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