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album Nocturnal - Resurrecturis

recensione Resurrecturis Nocturnal

Diamond Records 1998 - Metal, Death metal

RECENSIONE
09/12/1998 di Massimo Del Papa

Che la "sana" provincia italiana sia in realtà un ricet-tacolo di umori cupi, malsani, a volte più mefitici che nella peggiore periferia suburbana, dovrebbe ormai essere chiaro a tutti. Ai begli addormentati che tuttavia si ostinano a restare tali, sanguinanti d'unghie aggrappate ai cornicioni del candore, mi permetto di segnalare 4 cavalieri dell'Apocalisse sonica: Jerry Di Tullio, voce, Janos Murri, chitarra solista, Carlo Strappa, chitarra ritmica Gianluca Bassi, basso. Insieme si coagulano e diventano Resurrecturis, triste presagio d'inquietudini mantenute. Resurretcuris, death band di Fermo, in provin-cia di Ascoli, quanto a dire il cuore del cuore della provincia italica, mettono in scena un metal variegato quanto disperato, assoluto, senza possibilità di salvazione. Dopo il primo vagito del 1990, "No flesh shall be spared", un demotape autoprodotto, dopo il degno seguito, "Evil confronting Evil" del '96, dopo il promo "Corpses" dell'anno dopo, che li fa esplodere nel giro metal europeo (come minimo), per l'olandese Diamond arriva ora "Nocturnal", della serie il destino nel nome: 43 minuti davvero spaventosi per l'aggressività delle composizioni, certo, per l'impostazione dei testi, sicuro... ma prima di tutto per una personalità, anche strumentale, sorprendente, che non permette ai quattro marchigiani di riposare in pace dentro sarcofaghi di stilemi metal, death e hard (Napalm Death, Negazione, Carcass, Venom, Slayer, Sepulutura... ma pure Led Zep, ascoltare, per credere, Dark moods e Midnight Letter), ma gl'impone fame di soluzioni personali, ardite. Vien da pensare che, con un simile potenziale per le mani, il produttore David Lenci (serve sprecare righe? No, vero?) non abbia dovuto che lasciar crescere naturalmente, assecondando e casomai arginando qua e la' la foga dei musicisti, la resa dei brani. Gl'incubi, davvero insostenibili, di No dreams allowed e Isole sono al riguardo terribilmente eloquenti. Resurrecturis a questo punto sembrano avere davvero messo d'accordo tutti, pesco a caso dai giudizi della stampa specializzata planetaria: "lavoro fantastico" (Rock Bri-gade, Brasile); "hanno di meglio da offrire rispetto ad altri assai più pompati" (Kerrang, G.B.); "ottimi e assai promettenti" (Midwest Metal, Usa). In patria, Claudio Sorge stravede per loro, Metal Hammer invece pure, qualche ragione ci sarà. Ma quello che nessuno sa, e che spicco qui, ciliegina (velenosa) sulla torta, è il segreto della fragile, sensuale voce femminile che, di tanto, in tanto, si leva dagli abissi: è il soprano (!) Gloria Strappa, sorella di Carlo, per giunta accompagnata alla traccia n. 10 da un terzo fratello Strappa, Andrea, pia-nista classico (!). Credete per caso che l'impatto ne venga addolcito, edulcorato? Lo credete voi? Se lo credete, meritate di finire impalati, vermi. In coda al disco quella vocina, quel pianoforte finiscono di scaraventarvi all'ospedale psichiatrico: più inquietanti, più terrifi-canti, più credibili di qualsiasi fantasma dell'Opera di un Dario Argento qualunque...

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