12/06/2019

La quarta canzone in scaletta, “Fuck Trap”, recita, “Mi stanno sul cazzo sti Gallagher, quelli della trap e gli Oasis”, come dargli torto. No, non me la sto prendendo con Liam e Noel, - in un disco che sovente utilizza le sonorità di Atlanta- credo il significato di questo verso sia da ricercare altrove: non in una critica tout court ad un genere ed ai suoi stilemi, quanto a determinati atteggiamenti, poco interessanti o poco intelligenti, di particolari interpreti.

Vabbè, “Snice Hotel” è l’ultimo lavoro ufficiale del rapper catanese Rickie Snice. E parlare di album trap sarebbe riduttivo. Giovanni Riccardo Carpinteri nasce in realtà come dj e producer costruendosi una discreta fama oltremanica nella night life londinese. Tornato in Sicilia, decide di dedicarsi al rap e, conseguentemente, di cimentarsi con la scrittura. Pur relegando le produzioni ad un fattore esterno, Il suo background si è rivelato fondamentale nella costruzione di un sound in grado di esaltarne il flow dalla matrice old school. Una competenza tecnica che gran parte degli interpreti della scena non possono vantare e cha fa valere i propri risultati all’interno di una scaletta capace di svariare da sonorità fortemente influenzate dalla Golden age dell’hip-hop americano (tanto da proporre anche degli scratch) alle più disparate sfumature della cultura clubbing europea. “Rappo sulla tunz tunz”.

Un disco che si allontana dagli stilemi trap anche per la consuetudine di chiudere tutte le rime.

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